Giardini Immaginari e Boschi Elettronici
by Vinyl Vibes & Guglielmo Greco Piccolo - pictures ©ourtesy of Takashi Mori
Da alchimie latino-africane fino a certe zone comode con Sarah Jane Morris
Antonio Forcione è decisamente considerato uno dei personaggi cool, rappresentanti di un certo Primato Italiano; un fatto dimostrato da illustri recensioni sul suo lavoro di musicista-compositore consacrate da testate quali “The Guardian”, “La Stampa”, “The Times” e tantissime altre che dipingono questo straordinario artista come tra i performers più seguiti ed amati, dal pubblico britannico ed internazionale. Tablet2.0 è andato a trovare “Il nostro caro angelo” ad Edimburgo, Capitale dei Festival, in cui Antonio è sempre presente, insieme ai numerosi concerti per beneficienza che hanno reso il musicista uno dei local heroes, più amati e apprezzati.
1) Hola Antonio, que pasa? Grazie intanto per questo incontro con te, in esclusiva per la nostra Community Magazine. Nell’avvicinare il personaggio di Antonio Forcione le prime tre parole che saltano in mente, sono proprio quelle definite da The Times per descrivere la tua persona: grazia, passione e fuoco. In quanto pensi di ritrovare te stesso in questi tre elementi, soprattutto nei suoni che proponi al tuo pubblico?
A.F. Quando sento parole come queste che descrivono “me” mi sento onorato, incoraggiato e perplesso, quando vengo descritto con così tanto affetto. Queste parole mi vengono attribuite molto probabilmente perché il pubblico può sentire quanto ami quello che faccio e quante emozioni ci metta nella mia musica, con una possibile overdose di convinzione e passione! L'arte è l'espressione di emozioni e come tale, tocca tutti noi.
2) In molti dei tuoi brani si sente moltissimo la tua vicinanza con alcuni Paesi latini, Cuba ad esempio, ma anche, di recente, la tua influenza con altri Paesi africani. In apparenza sembrano aree molto diverse tra loro, eppure le tue composizioni riescono a farne un linguaggio unico e ben amalgamato. Cos’è esattamente che ti ispira in tale combinazione e perché questo tuo trasporto potrebbe creare (ammesso che già non stia accadendo) un nuovo modello di fare ethnical jazz?
A.F. La musica non ha confini e ogni genere racconta la storia della cultura dietro di essa. Oggi abbiamo l'opportunità, nella nostra storia più che mai, di accedere a numerose storie culturali che si fondono in una musica globale che dovrebbe ispirare ed arricchirci e, in qualche modo, rendere questo mondo un posto migliore.
Io mischio musica etnica proveniente un po’ da tutte le culture che ho visitato, in gran parte basata su un amore di melodie e ritmi che, per me, è un entità senza limiti. Se ho potuto produrre un nuovo modo di proporre ethnic jazz ... beh, chi lo sa! Sto solo seguendo il mio istinto, tracciando radici e dando loro nuove ali.
3) Il Duo come alchimia creativa e nuova tendenza artistica assolutamente da seguire: da Tuck&Patti fino agli Everything but The Girl, da 2Cellos fino a Musica Nuda, ma anche in combinazioni legate alla televisione, la comicità, e le arti visive contemporanee, molti sono gli esempi in cui il lato creativo del doppio, esprime ed amplifica con forza un successo di pubblico.
Eppure, proprio come nei gemelli, le esperienze in duo, possono anche creare enormi conflitti e divergenze. Secondo te quali sono gli ingredienti per concorrere in una duratura esperienza in duet?
A.F. Per sopravvivere come duo è necessario avere una simile visione, percorrere un identico percorso, con lo stesso amore e passione per ciò che si fa e il desiderio di condividere l'esperienza in modo più profondo.
4) Restando sempre in tema di Duo: Antonio Forcione e Sarah Jane Morris: combinazione di acoustic jazz apprezzatissima, specialmente in “Comfort Zone”. Pensi che sia questo il preludio di
una indovinata coppia creativa futura? Insomma, cosa ne penseresti se vi proponessero uno o più album insieme, ammesso che non stiate già lavorando ad un progetto in Duo?
A.F. Sono molto entusiasta di questa collaborazione con Sarah; ho lavorato in tutto il mondo in formazione in duo, ma soprattutto in musica strumentale. Suonare con Sarah Jane è particolarmente emozionante, le nostre energie in realtà si completano a vicenda, e trovo anche molto impegnativo scrivere canzoni con lei; è un po’ come scrivere musica per cortometraggi con una trama molto interessante. Sento che questo è solo l'inizio di un buona e proficua collaborazione.
5) Proprio nel duet con Sarah, la forza lenta delle tue note, entra in armonia con la forza e l’intensità della voce e una certa intimità interpretativa di questa dirompente performer. Come spiegheresti questa ambivalenza?
A.F. Dev’essere una buona alchimia musicale che combacia!
6) Cibo & Suoni: nella serata di presentazione dell’Expo, a Glasgow, a cui hanno preso parte i rappresentanti della nostra Ambasciata e il Premier scozzese, Nicola Sturgeon, Fabio Campoli, l’ormai famoso food designer e il suo Circolo dei Buongustai ha ceduto il passo alla tua band, in cui suoni mediterranei ma anche interessanti combinazioni afro-funky hanno letteralmente catalizzato l’attenzione di oltre 400 persone. Come già sai, Fabio è autore di diverse pubblicazioni. Cosa ne penseresti se ti proponessero di fare da special sound consultant in cui ogni ricetta fosse accompagnata ad una particolare playlist di musica e canzoni da accompagnare uno o più ricette?
In molti ristoranti o sale di degustazioni, infatti, diversi bloggers o food reviews, ora assegnano anche 3, 4 o 5 stelle anche alla musica ascoltata durante una degustazione. Pensi che Cibo & Suoni debbano ancora esser considerati due mondi totalmente a sé stanti oppure si sta già assistendo ad un nuovo lifestyle model?
A.F. Sono stato nel mondo della musica, nella composizione, produzione, organizzazione, esecuzione, e devo dire che non mi é mai stato chiesto di essere un "sound consultant"! Ma vi ringrazio per il suggerimento, sono abbastanza aperto all'idea. Cucinare è un'arte sensuale in sé ed è ben completata dalla musica. Nel mio mondo, sono entrambi vitali per la sopravvivenza!
7) Sarah molto amata in Italia, tu amatissimo qui negli UK e, siamo certi anche in altri luoghi in cui siete stati ospitati, seppure individualmente. Pensate che una vostra possibile unione artistica possa rendervi davvero ambasciatori culturali tra due versanti? I vostri due talenti, potrebbero realmente parlare un linguaggio universale?
A.F. La musica è un linguaggio universale in sé e ci piace pensare che le nostre canzoni, indipendentemente dalla lingua in cui le eseguiamo, potrebbero attraversare i confini e mettere in evidenza alcuni dei problemi del nostro mondo di oggi, e forse, solo forse, aiutare le persone a superare certi tempi duri e spingere un po’ più sulla coscienza. Ciò include temi un po’ più politici come i problemi sociali che una certa musica tradizionale evita di frequente.
8) 17 album sono davvero tanti. Cosa li rende diversi l’uno dall’altro? Hai un altro progetto in corso? Ti andrebbe di parlarcene?
A.F. La vita non si ripete giusto? Se la musica risponde realmente ai vostri viaggi di vita, la musica dovrebbe anche riflettere sul fatto che ... non è la stessa e non deve ripetersi, anche se a volte le cose possono sembrare abbastanza simili.
Fin dalla mia prima visita in Africa otto anni fa, il mio vocabolario musicale si é certamente ampliato. Dalla distribuzione del mio 19° album "Sketches of Africa” ho visitato il Brasile e sono andato in tour a Cuba nel 2014, con una band cubana. Ora sto componendo materiale ispirato dai miei quattro viaggi a Cuba. Non sono sicuro quando sarò pronto, ma certamente un 'Sketches from Cuba' è ormai imminente. Tra le altre cose in arrivo ci sono un altro tour con voci bulgare e il cantante di Flamenco Arcangel e, ancora, una performance con l'orchestra d'archi in Australia nel 2016.
9) Antonio, ti lasciamo con l’ultima domanda: C’è qualcosa veramente di nuovo a cui ti piacerebbe davvero lavorare? Qualcosa che in qualche maniera vada un po’ oltre i suoni che ti hanno reso così popolare? Ovviamente, Tablet2.0 ma siamo convinti tantissimi dei vostri fan, sarebbero curiosi di attendere un lavoro di Antonio Forcione e Sarah Jane Morris, alla fine anche Sarah ha concentrato un interessante progetto di suoni diversi, proprio nel suo ultimo “Bloody Rain”. Secondo noi ci starebbe tutto. Lo promettereste? Ci pensereste seriamente?
A.F. Non faccio compromessi con la mia musica e ho sempre e solo fatto e giocato con quello in cui credo davvero. Vorrei sempre essere aperto nel fare musica che indichi nuove strade ed esplori suoni diversi; lavorare con Sarah è una delizia. Il nostro progetto attuale ha messaggi molto chiari e spero moltissimo di far arrivare questo messaggio a quante più persone possibile.
Antonio ci fissa… sghignazza… poi torna a guardarci, prima di afferrare ancora la sua chitarra, una delle tante che ben sanno come parlarci e, soprattutto, di cosa parlare; ha dimenticato il suo berretto sulla sedia… uno del nostro Big Team gli corre dietro… lui però è già scomparso… così quel berretto torna sulla sedia… prima o dopo, ne siamo sicuri, il nostro caro angelo tornerà a riprenderlo; ma questa, ovviamente, è tutta un’altra storia. Una delle tante, raccontate da un formidabile menestrello dell’acoustic funky-jazz, assolutamente Made in the World.
Art director, corporate reviewer e cultural connector, da diversi anni opera nel campo della corporate image, brand design e cultural communication events; cultural informer e visual art reviewer, particolarmente esperto nei movimenti e l’evoluzione del fumetto d’autore come forma d’arte a forte impatto sociale, negli ultimi trent’anni, in Europa e nel Mondo; possiede un’impressionante collezione privata di serie regolari, graphic novels, numeri speciali e riviste di fumetto d’avanguardia internazionale e americano. Per Tablet2.0 è coordinatore tecnico per l’area UK.
by Vinyl Vibes & Guglielmo Greco Piccolo - pictures ©ourtesy of Takashi Mori
Intervista di Guglielmo Greco Piccolo & Damian Killeen - Pictures ©ourtesy of Sarah Jane Morris and Juliet Matthews
