Antonio Forcione: Le Carezze Delle Note
di Guglielmo Greco Piccolo & Vynil Vibes – pictures ©ourtesy Juliet S. Matthews e A. Forcione
L’Electro-ambient secondo Takashi Mori, lo sciamano dell’hi-tech sound
Se le barriere del suono, dei suoni in genere, non hanno mai veramente avuto confini precostituiti o geografie particolarmente limitanti, Takashi Mori potrebbe degnamente rappresentare l’esempio evolutivo di tale possibile verità.
Ascoltando ogni esperimento in cui suoni, suggestioni, visioni e impulsi, abilmente composti e orchestrati, in solo mode o anche con il coinvolgimento di altri performers, spesso, anche di altre estrazioni culturali, ogni pezzo di Takashi assume nota dopo nota, suono dopo suono, arrangiamenti dopo arrangiamenti, forme molto più simili a macchine del tempo, accuratamente progettate e collegate agli stati più profondi dell’Io e dell’altrove.
Ogni sua composizione nasce nell’osservanza di quell’atavico rispetto per le radici della più profonda tradizione nipponica sperimentale d’avanguardia, in cui Ryuichi Sakamoto, ancora adesso, risulta esserne assoluto capostipite, indicando un bivio, oggi divenuto un portale dimensionale, in cui diversi performer ne hanno ampliato qualsiasi percezione e variazione sul tema.
Già dalla metà degli anni Novanta, fin dai suoi esperimenti legati alla batteria e percussioni elettroniche, Takashi Mori intuisce il momento più propizio di operare una scelta: tutto ciò che il suo avatar artistico e, forse, esistenziale, era stato fino ad allora - in memoria di predecessori più illustri del panorama d’avanguardia - urlava la necessità di modificarsi, di attraversare uno stadio evolutivo in cui certi suoni d’atmosfera, dovevano cercare un dialogo molto più serrato e continuo con l’uso di tecnologie e architetture acustiche, senz’altro più complesse e suggestive, come veri e propri Stargate in grado di accorciare certe distanze tra estetica e consapevolezza dell’anima.
Takashi Mori, in realtà, più che produrre un particolare tipo di musica sperimentale di genere, dipinge virtualmente meravigliosi giardini d’inverno e straordinari incamminamenti in cui boschi virtuali e altrimondi immaginari, restano locati e, proprio per questo, ancora protetti, nell’Universo più inesplorato e in assoluto più sconosciuto: il Macroverso in noi stessi; perché ancora troppo impegnati a guardare e sprecare ogni possibile stimolo in realtà preconfezionate che tutte le società capitaliste, ossessivamente commerciali e produttive, ci hanno così abilmente preparato e allestito con l’unico scopo di cancellare noi stessi, partendo proprio dall’oscuramento progressivo della nostra storia, le nostra storie di ogni giorno, e soprattutto, di tutto quello che prima eravamo.
Così come una società altamente, freneticamente tecnologica e iperproduttiva come il Giappone, attualmente, la nazione con il più elevato numero di suicidi infantili, arrivata persino a rimodellarsi fino alla cancellazione, quasi totale, di una storia ultramillenaria in nome dell’uso e abuso tecnologico, Takashi Mori decide invece la migliore combinazione di utilizzo, a vantaggio di una produzione realmente democratica e di una fruizione più interattiva.
Il suo EP, che rivela collaborazioni con artisti quali il multi-performer norvegese Rhys Marsh e la poetessa-vocalist americana Ingrid Chavez per “Unit” e la nipponica Vivi in “Shelter”, sono vere donazioni sperimentali che Takashi raccoglie in autentici camei di grande virtuosismo tecnico-espressivo, carichi di intimiste profondità; ulteriore dimostrazione di come nuove tecnologie, background culturale e predisposizione ad aprirsi a nuovi mondi e culture, quasi sempre offrono risultati di grande impatto estetico ed emozionale.
Basta lasciarsi sprofondare in una comoda poltrona, allacciarsi le cinture come in un’astronave temporale, fino ad abbandonarsi ai moti di strutture raffinate, dalle variegate sonorità visive di Takashi Mori, dischiudendo gli occhi fin dalle prime tracce, per aprirsi ad un viaggio in direzione di un Giappone che parla diverse lingue, che mostra diverse storie intense e cosmopolite, in cui nuove matrici esistenziali e ideologiche, non appariranno più, forse così tanto terrificanti.
Nel frattempo, abbiamo chiesto a Takashi verso quali direzioni i suoi suoni e visioni presto ci condurranno, in esclusiva per Tablet2.0.
1) Ciao Takashi, bello incontrarti. Per entrare da subito nella tua personalità artistica, quanto hanno influito le nuove tecnologie sul tuo profilo professionale? Quanto hanno dato in più o quanto hanno anche tolto, alla parte un po’ più convenzionale del termine musicista?
T.M. Penso che le "nuove tecnologie" possano considerarsi, in fondo, un ammasso di elementi musicali e tecnici, in termini convenzionalmente intesi. "Le nuove tecnologie" ci hanno dato l'efficienza del tempo e la possibilità di diventare "artisti multi-talento".
Ora sono un batterista e un ingegnere del suono, un programmatore del mio studio, compositore della mia musica.
Ma se ora fossi stato negli anni '80 "o prima, avrei avuto bisogno di un sacco di tempo per essere un tecnico di registrazione e di grossi capitali per investire nelle attrezzature nel mio studio. Non avrei mai avuto lo spazio necessario nella mia vita per essere un batterista.
2) Prima di essere un compositore o, se più ti piace, uno sperimentatore di suoni, tu sei soprattutto un attento ingegnere del suono. Quanto davvero conta per te l’effetto di precise e sofisticate tecnologie nel registrare un buon album e quanto contano invece spontaneità e profondità nei testi e nelle strutture compositive?
T.M. Per me, manipolare apparecchi per la registrazione è come suonare uno strumento musicale o dirigere un'orchestra. Non c'è una sensibile differenza tra "ingegnere", "compositore" o "musicista".
3) La musica di Takashi Mori è spesso accompagnata da performers che non sempre provengono soltanto dalla tua terra nativa. In “Shelter”, sono inseriti due camei di due vocalist, una la nipponica Vivi, l’altra “Unit” di Ingrid Chavez che nulla hanno davvero a che fare esclusivamente con le tipiche sonorità, seppur contemporanee della scena nipponica. Perché queste alchimie così diverse: sono loro ad averti cercato o il contrario?
T.M. Per fortuna, abbiamo saputo degli uni e degli altri esclusivamente attraverso le nostre creazioni. "Autori stranieri" non è poi così importante.
Tuttavia, è sempre molto eccitante conoscere le diverse idee o metodi di produzione di musica di altri artisti nei diversi Paesi. Dunque qualcosa chiamato SNS (come MySpaceMusic o Facebook), mi hanno permesso di connettermi con altre persone all'Estero.
A volte, una specie di SNS è utile quando artista-incontra-artista direttamente attraverso il suono, senza intermediari.
4) I tuoi suoni ed atmosfere, producono senza ombra di dubbio, particolari visioni, al momento dell’ascolto, come anche indicato nella recensione di apertura del personaggio Mori. Non a caso dedichi molto tempo anche a Takashi Mori come foto-artista. Come potresti spiegarlo? Pura coincidenza o veramente la tua musica è in grado di aprire grandi portali immaginari, presenti in ognuno ma che pochi riescono a visualizzare al momento di un ascolto?
T.M. Io credo che l'innovativo, postura sperimentale della creazione, può occasionalmente aprire portali a cuore e mente di molte persone. "Cubismo" è un ottimo esempio di un movimento artistico che ha invaso la cultura popolare.
5) Come potrebbero due discipline come la musica e le arti visive essere correlate alla tua vita creativa?
T.M. Quando faccio musica o suono batteria o percussioni, non lo penso solo come "musica". Immagino sempre qualcosa come visioni.
Quando scatto una foto, non la penso come a una "fotografia". Sento la musica nell'oggetto.
6) In una prospettiva di lavoro con alcuni visual artists che di certo troverebbero nei tuoi suoni, veri e proprio laboratori aperti, per la produzione di progetti ed idee visive, cosa preferiresti visualizzare: sofisticate tecnologie virtuali o scenari urbani, anche naturali se necessario, per promuovere alcune tracce?
T.M. A dire il vero, io non voglio avere una mia completa immagine visiva della mia musica, nel caso in cui collabori con qualche artista visivo.
Non vedo l'ora dell'imprevedibilità di collaborazione con un artista visivo.
7) Oriente e Occidente come nuove commistioni ancora possibili. Dal momento del fenomeno Ryuchi Sakamoto in cooperazione con diversi performer quali Alva Noto, David Sylvian e molti altri, tutto è cominciato e finisce con lui, o c’è ancora tanto da scoprire e reinventare nella cooperazione di mondi così culturalmente diversi?
T.K. Non sono sicuro se la mescolanza culturale della musica è ancora emozionante o meno per il pubblico. Tuttavia, la collaborazione con artisti di diversi Paesi ci rende sempre eccitati.
8) Oggi siamo un po’ tutti cittadini del mondo, e non soltanto una tag. Quanto conta restare radicati nelle proprie origini o quanto può diventare importante anche aprirsi a nuove culture, anche se molto diverse?
T.M. Credo che pensare alle nostre radici può produrre nuove culture.
Il processo di creazione è come un viaggio, la ricerca delle proprie radici. "Chi sono io? ..."
Sento sempre molta felicità quando il pubblico comincia a pensare alle proprie radici attraverso l'ascolto della musica (nell’incontrare un grande creazione). Per questo, mi piacerebbe suonare musica, non solo per i giapponesi, ma per tutti.
9) A cosa stai lavorando ora, ti andrebbe di parlarne?
T.M. Mi sto preparando per il prossimo concerto di Takashi Mori; un assolo a Tokyo.
In questo concerto, esprimo il mio stile di assolo visivamente e in modo interattivo con un programmatore visivo: Masakazu Watanabe.
Art director, corporate reviewer e cultural connector, da diversi anni opera nel campo della corporate image, brand design e cultural communication events; cultural informer e visual art reviewer, particolarmente esperto nei movimenti e l’evoluzione del fumetto d’autore come forma d’arte a forte impatto sociale, negli ultimi trent’anni, in Europa e nel Mondo; possiede un’impressionante collezione privata di serie regolari, graphic novels, numeri speciali e riviste di fumetto d’avanguardia internazionale e americano. Per Tablet2.0 è coordinatore tecnico per l’area UK.
di Guglielmo Greco Piccolo & Vynil Vibes – pictures ©ourtesy Juliet S. Matthews e A. Forcione
Intervista di Guglielmo Greco Piccolo & Damian Killeen - Pictures ©ourtesy of Sarah Jane Morris and Juliet Matthews
