D Magazine: Il Settimanale di Repubblica per Donne che Sanno Parlare agli Uomini
di Guglielmo Greco Piccolo & Damian Killeen OBE – pictures ©ourtesy of Repubblica – Un grazie particolare ad Alessandra Dacrema
dopo anni di silenzio e molti fallimenti, nella nuova sinistra italiana batte un cuore Cosmopolit(ic)a
Dopo anni di riflessioni silenti e diversi mea culpa, la Sinistra, anzi, Le Sinistre in tutte le loro forme e ideologie, si apprestano a fare una nuova apparizione sotto una tag differently cool, con tutte le buone intenzioni e programmi, dopo aver fatto il più possibile tesoro di risultati fin troppo cruciali degli ultimi vent’anni, trascorsi nell’imporsi a tutti i costi come partito d’opposizione piuttosto che modificare la propria pelle in una vera e propria realtà tecnica specializzata, operante nei diversi ambiti sociali e attraverso formule davvero alternative, senz’altro più pragmatiche.
Malgrado i ripetuti tentativi di addentrarsi in percorsi non proprio vicini ad un ormai endemico essere di sinistra, l’impronta originaria che ancora ristagna in quella onirica, idealista, sana inconcludenza, ha finito poi per decretarne il ribaltone generale che tutti conosciamo.
A quanto sembra, però, scivoloni vari, distorsioni, connivenze miste e impreparazioni di varia matrice, partenariati assolutamente inefficaci nell’affrontare le nuove problematiche socio-economiche del momento, non sono solo il triste epilogo di una delle tante storie tipicamente italiane. Il Nord Est europeo, infatti, rivela reazioni evolutesi oggi in rivendicazioni di un diritto alla scelta che qualsiasi cittadino osservante il proprio credo politico ha deciso di meritarsi, in special modo, quando vota e contribuisce regolarmente allo sviluppo socio-economico di qualsiasi territorio in cui ha stabilito di vivere.
Tutto questo malgrado le affermazioni e le linee di Jeremy Corbyn, idealist leader (forse troppo) del Labour Party britannico che rischia di ripercorrere nuovamente gli errori per cui è già stato abbondantemente punito dai suoi stessi elettorati e, come al solito, sempre e solo in nome di ideologie mal funzionanti, assolutamente inadeguate. Sì, Signori, perché, anche nell’area UK ed altre red zones del Nord Est, ad esempio, quella Sinistra o meglio, quella idea antiquata di Sinistra, è stata letteralmente punita. Punita per la sua proverbiale incapacità di adottare alla svelta linee alternative che forse (diciamo forse) oggi, potevano rappresentare un’alternativa efficace e più soddisfacente. La stessa Sinistra, punita per aver deluso e non poco, i nuovi elettori, orde di giovani generazioni che tanto avevano creduto in un cambiamento ancora possibile, al di là di ogni anti-democratica Austherity, altra tag propagandistica che in realtà nasconde non poche deresponsabilizzazioni di molti governi, evidentemente.
La stessa deludente Sinistra che nel frattempo, in territorio Scozzese, ha lasciato lo spazio necessario ad un altro concetto, per certi versi nuovo, di matrice filo-sinistra: SNP (Scottish National Party), che ha trovato la sua interfaccia più efficace in Nicola Sturgeon, attuale Premier della Scozia che malgrado l’inaspettato (e forse no) insuccesso del referendum ‘Yes, Indipendent’ continua a mantenere in quasi tutti i notiziari e media la sua posizione di testimonial pro EU anche se non senza opportuni aggiustamenti del caso, al di là della valanga di ‘Big No!!!’ rigettati proprio da Edinburgh, variopinta Capital Festival che sembra ancora voler fortemente resistere ad ogni possibile tentativo di politiche di rinnovamento, sociale e culturale che potrebbero far rischiare di deviare l’attuale economia, in direzioni molto più eque e democratiche, proprio per questo, troppo alternative e meno controllabili da Westminster, i cui opinion leader e city manager, ufficiali ed occulti, spartiscono ‘per molti, ma non per tutti’, le diverse risorse, soprattutto pubbliche, della città di Londra. L’Italia, però, proprio come la Scozia e, siamo certi, anche altre nazioni di stessa vocazione politica, non hanno più bisogno di pensieri e parole ma di immediate, concrete speranze. Ecco quindi che il movimento RISE (Rispetto, Indipendenza, Socialismo, Environment - Ambiente), alleanza della sinistra scozzese, ha tentato di far rivivere le energie radicali della campagna pro- indipendenza, ma non è riuscita a garantirsi eventuali seggi parlamentari in sede alle più recenti general elections in Scozia. RISE lanciava un manifesto in cui, surprise surprise, si intravedono alcune linee molto simili presentate nel progetto Cosmopolitica, promosse da una dei suoi volti più media-friendly: il giovane, appassionato e (possiamo dirlo?) fascinoso promotore di idee particolarmente cool, il più possibile eco-liberali: l’on. Nicola Fratoianni, golden boy delle nuove politiche della Sinistra Italiana.
Che strano, però, viene un certo freddo nel pensare a due diversi Nicola & Nicola, rappresentanti di due emisferi politici con incarichi differenti, residenti in territori diametralmente opposti ma con visioni quasi straordinariamente simili… Coincidenze? Nel frattempo, però, l’osservatorio giovanile della Sinistra Italiana è impegnata in full progress (Cosmopolitica, appunto) per reinventare l’identità ufficiale del nuovo partito.
Un evento negli eventi che ha polarizzato l’attenzione di un’enorme affluenza di pubblico nella prima giornata ufficiale del suo start up, lasciando fuori dal teatro almeno altri 500 simpatizzanti.
Se RISE ha contribuito e non poco all’eclatante successo di SNP in Scozia, potrebbe Cosmopolitica contribuire a rilanciare con la stessa forza, nuove direzioni e obiettivi di un partito che sembra aver quasi del tutto dimenticato il suo prestigio storico e integrità ideologica? Il nostro Big Team è per mission e impostazione un magazine concentrato sulle best practice, di qualsiasi genere, se davvero orientate a rappresentare nuovi modelli produttivi e sociali, purché innovativi e democratici in cui soltanto le generazioni più giovani e lungimiranti, potrebbero ridisegnarne possibili successi.
Proprio per questo, ne abbiamo parlato con un onorevole giovane e dinamico che dalla Toscana si precipita nella Regione Puglia, accettando ben cinque incarichi, mettendo nella sua valigia tutti i suoi progetti, esperienza e passione, inclusa una buona dose di coraggio nell’ammettere che paure, errori, vecchie ideologie, soprattutto nella politica, sono fatte per imparare a riflettere, prima di rialzarsi. Per Tablet, Nicola Fratoianni, il quale ci racconterà personalmente cos’è oggi e, cos’altro potrà diventare, la nuova Sinistra Italiana.
1) Onorevole Fratoianni, grazie per essere tra gli ospiti di Tablet. Partiamo subito da lei. Cosa l’ha spinta a lasciare la Toscana e preferire la regione Puglia come terreno ideale per sperimentare nuove strategie? Come mai tutti questi incarichi e qual è quello a cui tiene di più?
N.F. Ho lasciato la Toscana per trasferirmi a Roma per motivi di studio. Poi nel 2004, quando avevo poco più che 30 anni, il partito della Rifondazione Comunista, in cui militavo, mi chiese di occuparmi della Puglia e di trasferirmi a Bari per guidare il partito.
Accettai quella sfida perché mi sembrava una occasione di crescita importante. Da lì è iniziata tutta la vicenda politica che poi ha visto Nichi Vendola diventare Presidente della Regione Puglia.
Sono molto legato a tutta l’esperienza politica vissuta in Puglia.
2) Lei è molto orientato, a quanto sembra, verso le nuove culture giovanili e l’ecologia. Ci dica almeno tre differenze sostanziali tra i giovani toscani e le giovani generazioni pugliesi. Alla fine, ancora oggi, le regioni del Sud vengono ancora considerate Italia di serie B e forse C, come dimostrano diverse strategie di speculazioni e abusi da parte di diversi governi centrali.
N.F. Le differenza fra i giovani toscani e i giovani pugliesi (e più in generale, i giovani del mezzogiorno d’Italia) stanno semplicemente nelle differenti possibilità. Un giovane toscano oggi ha tendenzialmente più possibilità di scelta rispetto a un giovane che nasce e vive nel Mezzogiorno d’Italia.
Purtroppo è vero: le regioni del Sud vengono bistrattate da tutti i governi che si succedono alla guida del paese. Esiste una gigantesca questione meridionale di cui nessuno tiene conto. Al meridione di Italia vengono scippate risorse economiche da molti anni, con il silenzio complice di molta parte della politica. La rinascita del Sud Italia è una battaglia di Sinistra Italiana.
3) In una delle sue tantissime apparizioni pubbliche, riguardo la situazione di Lampedusa, Frontex e i membri EU lei parlava di ‘Ipocrisia Collettiva’. Potrebbe meglio spiegarci cosa intendeva esattamente?
N.F. Il comportamento dell’Europa e degli Stati Europei circa la gestione dei migranti è ipocrita: creano continue emergenze con una politica estera disastrosa e sbagliata e contribuiscono ad aumentare i fenomeni migratori, che diventano fenomeni strutturali. L’unica risposta fino ad ora messa in campo dell’Unione Europea è uno scellerato accordo economico con uno Stato, la Turchia, cui è stato affidato il compito di fare da polizia, senza alcun rispetto per i diritti dei rifugiati e dei richiedenti asilo. E poi, però, l’Europa piange lacrime di coccodrillo ogni volta che un barcone affonda con centinaia di persone nel Mediterraneo.
Eccola l’ipocrisia dell’Europa.
L’unica soluzione sono i corridoi umanitari, in questa fase, e poi una profonda revisione della politica estera.
4) ‘Cosmopolitica’ e la nuova SI sembrano percorrere direzioni e strategie possibili tanto quanto RISE (Respect Independence Socialism Enviroment). Malgrado le rispettive visioni politiche, raffrontando alcuni tra gli obiettivi e manifesti, abbiamo riscontrato sorprendenti similitudini. In una delle trasmissioni televisive in cui è spesso invitato, proprio lei parlava di una nuova Sinistra che guarda moltissimo al di fuori del suo territorio di azione. Pensa siano possibili alcune alleanze, almeno nel condividere le migliori prassi, anche con altri Paesi e culture?
N.F. Sinistra Italiana si riconosce nella famiglia della Sinistra Europea (il GUE). Abbiamo già ottimi e solidi rapporti con Podemos, Syriza, Linke. Certo, con il SNP condividiamo alcune battaglie nette, come quella della redistribuzione della ricchezza, come condividiamo anche alcune fondamentali questioni sollevate da Jeremy Corbyn, che per noi rappresenta un elemento di interessante novità nel panorama del Labour inglese.
E’ non solo necessario, ma anche urgente unire in tutta Europa le forze della Sinistra che vogliono cambiare per davvero la situazione e rovesciare un paradigma che vede al primo posto il capitalismo finanziario. Al primo posto deve esserci la battaglia contro le povertà, contro le disuguaglianze e contro la precarietà del lavoro.
Purtroppo, molti partiti di ispirazione socialista in Italia e in Europa hanno in tutti questi anni realizzato programmi neoliberisti, che hanno spianato la strada alle destre. La risposta alla domanda di cambiamento deve arrivare da Sinistra.
5) In ogni storia e storie di qualsiasi partito e periodo storico, non esiste rappresentante che abbia deluso, malgrado ogni buona premessa di coerenza ideologica e programmatica di possibili speranze di cambiamento. Niki Vendola, malgrado l’abilità di proporre in un refresh almeno di comunicazione della propria posizione di leader, di partito e regionale, ha deluso non poco, soprattutto il consistente elettorato giovanile di Taranto che tra vicenda ILVA, parte dei problemi legati alla gestione della Sanità pubblica e lo sviluppo territoriale dell’area jonica è stato persino pesantemente accusato di diverse connivenze con alleanze addirittura opposte e non aver preso posizioni sufficientemente forti. Particolare rabbia, ha suscitato il suo ‘vitalizio’ e la decisione di avere un figlio con il suo compagno, investendo una cifra particolarmente assurda con ‘i soldi degli italiani’, con tanti saluti a quella coerenza ideologica e politica sbandierata proprio nel suo periodo pre-elettorale. Sinceramente, cosa difenderebbe e cosa condannerebbe di Niki Vendola, in particolare, considerando che, alla fine, è soltanto un uomo?
N.F. Questa domanda richiederebbe una risposta molto, molto lunga. E tuttavia, io non lo difendo e non lo condanno in nulla. Posso rispondere di questioni e di scelte politiche, non di scelte che riguardano la vita e le scelte di vita di Nichi Vendola.
Su Taranto, ad esempio, penso che Vendola abbia agito con un corpus di leggi per disciplinare l’ILVA che nessuno prima aveva fatto. Il punto, però, è che bisogna essere al corrente di un fatto dirimente: in Italia la competenza sulle materie ambientali non è delle regioni, ma dello Stato. E’ allo Stato che spettano leggi e controlli, mentre una regione può solo esercitare pressioni e provare a legiferare (come è stato fatto) per indirizzare l’azione dello Stato. In Puglia sono state fatte leggi ambientali avanzate, ma se poi lo Stato concede l’Autorizzazione Integrata Ambientale (quella che consente all’azienda di produrre) senza tenere conto di quanto previsto dalla Regione, che potere ha un Presidente di Regione?
6) Sinistra Italiana parla molto spesso di attuare vere e proprie ‘rivoluzioni’ proprio in territorio pugliese. Di che tipo e quanto servirebbero oggi, riferendoci agli evidenti difetti di sordità di politica nazionale che in tutti questi anni hanno solamente continuato a vessare e danneggiare le terre del Sud?
N.F. C’è bisogno di atti politici rivoluzionari in Puglia, in tutto il Mezzogiorno e in tutta Italia che lentamente diventa il “Meridione povero” dell’Europa.
Secondo me c’è bisogno di istituire un reddito che consenta di superare gli enormi problemi di povertà; poi c’è bisogno di investimenti pubblici, fuori dal patto di stabilità europeo, per provare a rimettere in moto l’economia e aumentare le possibilità di lavoro. Infine, una seria politica redistributiva, che sposti le enormi ricchezze accumulate dai soliti, verso le tasche dei lavoratori, dei giovani e dei pensionati, che hanno pagato la crisi più degli altri.
7) A lei la Puglia piace e al nostro Big Team anche. La Puglia, però, vuol dire anche Taranto, capoluogo in cui più degli altri, la storia magno-greca si vede, si percepisce, soprattutto nel MarTa, il Museo archeologico, uno dei primi in Europa, insieme anche ad altri elementi di elevatissimo valore potenziale, come l’evento Unomaggio, l’Isola che vogliamo, i Riti della Settimana Santa, i vari tour tra gli ipogei e i siti sotterranei, sostenuti da organizzazioni attive di giovani che hanno fondato laboratori artistici e movimenti cittadini che potrebbero risollevare le sorti e il destino di una città e, perché no, persino dell’intera regione. Proprio Bari e Lecce, però, si sono rese complici di un disegno politico di svalutazione e mala politica della città, molto più grande che, ancora una volta vede polveri sottili, invasione dei mari, incremento di disastri ambientali che potrebbero far apparire il caso ILVA come un semplice attacco di influenza. Perché è stato fatto tutto questo ad una delle prime colonie della civiltà ellenica. Taranto, dovrà veramente morire così? Chi lo ha deciso veramente, alla fine?
N.F. Non concordo con la visione secondo cui Taranto sia destinata a morire. Penso piuttosto che la città abbia bisogno di ripartire e di investire proprio sugli elementi riportati nella domanda. Taranto è una città bella e ricca e merita molto più di quanto le sia stato concesso fino ad oggi. Bisogna fare in modo che Taranto esca dal ‘900, sia diversificando le attività produttive, sia ammodernando le realtà esistenti.
8) Potrebbe elencarci almeno 5 parole chiave in cui si possa davvero intravedere un modello assolutamente ‘nuovo’ e alternativo di Sinistra Italiana? Qualcosa su cui tornare a scommettere davvero?
N.F. Non se possano esserci 5 parole chiave. Penso sia necessario, piuttosto, recuperare il cuore antico delle proposte della Sinistra (giustizia sociale, lavoro, diritti, tutela dell’ambiente) e renderle attuali tenendo conto delle nuove possibilità organizzative che la tecnologia ci ha dato.
Da questo punto di vista, vi segnalo Commo.org, la piattaforma on line di cui si è dotata Sinistra Italiana per la propria organizzazione. E’ una piattaforma open source, con un codice replicabile, utilizzabile per discussione e confronto politico anche da chi non è iscritto a SI: penso ad esempio, ad associazioni o liste civiche che vogliano fare una discussione o scrivere il loro programma per le elezioni amministrative. Gli iscritti di SI, invece, attraverso Commo potranno partecipare a votazioni certificate su questioni dirimenti per la vita politica della comunità.
9) In alcuni dei nostri vari tour tra Italia e Nord Est Europeo, molti cittadini del Sud Italia che esportano prodotti e culture, ormai con visibile successo, iniziano a parlare di un Sud Italia molto più forte, dal punto di vista produttivo. Un Sud che non vuole più l’attuale Capitale, oggi Mafia Capitale, come catalizzatore centrale e decisore finale di destini e strategie anti Sud, area della nazione che già da qualche tempo, sta vedendo nascere diverse start up e crescere moltissime realtà produttive che stanno sempre più consolidando il loro business in diverse nazioni. Per farla breve, stiamo iniziando a sentire che ora è il Sud, prima ancora di alcune regioni del Nord Italia a voler avviare una politica di separazione, senz’altro molto più strutturata e democratica. L’Italia, in un possibile progetto di ripartenza, rischia davvero di dividersi in due repubbliche? Potrebbe davvero essere una svolta, secondo la sua opinione? Se si, per chi, soprattutto?
N.F. E’ difficile che possa attuarsi uno scenario di questo tipo e francamente non so a chi possa giovare la rottura dell’unità di Italia.
Piuttosto, uno dei cardini per lo sviluppo dell’Italia è investire sulle risorse e le capacità del Meridione. L’ho già detto e lo ribadisco: è uno dei nostri punti fermi.
10) Parliamo di Bruxelles e le diverse sanzioni assegnate il più possibile ad un Paese che, alla fine, risulta essere il secondo in Europa a pagare quasi 18 ML di Euro all’UE. Un Paese che è stato deliberatamente lasciato solo, soprattutto nel Sud come Lampedusa, insieme all’isola di Lesbo, a gestire una situazione di flussi migratori (parliamo di profughi reali) troppo grande per due porzioni di un Continente così vasto e, in fin dei conti, ancora ricco. Tutto questo, ovviamente, voltando la testa dall’altro lato a trattati come Schengen e Lisbona che tutti i membri dell’UE, inclusi Austria, Francia, Germania e United Kingdom, alla fine, avevano sottoscritto. Che voto darebbe a chi siede ed opera per la definizione e il controllo dell’osservanza di questi accordi? Quali di questi Membri dell’Unione Europea, più di altri, la fanno davvero arrabbiare?
N.F. Voti negativi a tutta l’UE sulla gestione dei migranti. Ho spiegato poc’anzi il meccanismo dell’ipocrisia collettiva che diventa l’unica vera cifra politica europea sul tema.
Non sono solo Italia e Grecia ad essere soli, sono i migranti che scappano dalle guerre e dai bombardamenti che noi facciamo nelle loro case, ad essere davvero soli.
Ma vi pare normale dire di voler fermare le guerre e continuare ad accettare commesse di vendita di armamenti per miliardi di euro ai paesi del Medioriente?
11) La maggior parte dei cittadini europei non sono in grado di nominare il membro del Parlamento europeo che più li rappresenta o spiegare il ruolo della Commissione Europea. Quali cambiamenti pratici pensa debbano essere fatti per le operazioni di 'democrazia europea' al fine di creare davvero qualcosa che i cittadini europei sarebbero pronti a difendere?
N.F. Se l’Europa smette di essere la ‘matrigna dell’austerity’, degli assurdi patti di stabilità, dei fiscal compact, allora può diventare quel sogno indicato da Altiero Spinelli, da difendere con la vita.
L’Europa deve diventare il continente del reddito, della formazione continua, dei diritti uguali e interi per tutti, a prescindere da dove nasci e vivi. Questo è il sogno che la Sinistra ha per l’Europa. Questa sarebbe una Europa da difendere.
12) Rappresentanti diplomatici, Giulio Regeni e i giornalisti ancora reclusi in Egitto. Una delle tante storie dark ancora rimaste in the dark. Abbiamo ascoltato e visto alcune sue dichiarazioni in relazione a queste faccende. Se Nicola Fratoianni fosse il più influente dei nostri rappresentanti diplomatici coinvolti anche in soltanto uno degli strani casi descritti, cosa farebbe, sinceramente?
N.F. Riformulo io la domanda. Se Nicola Fratoianni fosse al governo cosa farebbe per ottenere verità e giustizia per Giulio Regeni?
Molto semplice, farei quello che ho proposto sin dal primo momento al governo italiano: la sospensione dei rapporti economici e commerciali con l’Egitto e il ritiro dell’ambasciatore, fino a che il governo egiziano non dice la verità e non assicura alla giustizia gli assassini di Giulio. Non si può mantenere una relazione di qualunque tipo di collaborazione con uno Stato che getta ombre sulla morte di un tuo cittadino.
13) L’ultima domanda, e forse, decisamente la più scomoda. Parliamo dei super benefit dei Parlamentari italiani che sono riusciti a scandalizzare quasi tutte le nazioni, malgrado un referendum nazionale che, a quanto sembra, ha visto per la prima volta, tutti i cittadini da Nord a Sud insieme, decisi a porre fine a vantaggi e spese oltraggiose di cui qualsiasi politico continua a usufruire. Ancora adesso. Pur dimezzando gli stipendi di qualsiasi vostro parlamentare, risulterebbero, in ogni caso, ancora i più alti degli altri colleghi Europei. Negli UK, per esempio, questa battaglia è stata iniziata e vinta, alla fine, diversi anni fa, dal quotidiano ‘The Telegraph’ che sollevò un vero polverone, in azione congiunta con tutti i media, organizzazioni cittadine, associazioni nazionali e un’adeguata campagna di sensibilizzazione di intere classi di cittadinanze inglesi, ovviamente non di meno stanche e disgustate di mantenere spese e case di chi al contrario, dovrebbe fare gli interessi dei cittadini. Cosa non ha funzionato in quella chiara e legittima azione referendaria italiana? Chi accuserebbe ancora una volta, la rassegnazione dei cittadini italiani e, soprattutto, come essere certi che le volontà di un’intera nazione vengano decisamente rispettate?
N.F. Su questa faccenda bisogna fare chiarezza. Una cosa sono i compensi dei parlamentari italiani e un’altra è il finanziamento pubblico ai partiti, in cui si fa riferimento nella domanda.
Rispetto ai compensi, penso si debba fare uno sforzo maggiore per ridurli; rispetto ai vitalizi, penso si debbano abolire.
Mentre, come è noto, sono contrario all’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Renzi ha di fatto abolito il finanziamento pubblico, consentendo ai partiti di ottenere finanziamenti da aziende e privati. Io lo trovo un errore, perché la politica rischia di essere meno libera di quanto già non lo sia, prostrata agli interessi dei grandi gruppi economici che corrispondono con lauti finanziamenti.
Penso, invece, che una regolamentazione del finanziamento pubblico sia più corretto e consenta il rispetto dei principi democratici, sanciti dalla Costituzione italiana.
Il punto è molto semplice: in Italia (ma direi in tutto il mondo occidentale) c’è molta politica che risponde agli interessi delle lobby. Se eliminiamo il finanziamento pubblico e lo sostituiamo con quello privato, pensiamo di liberare la politica? Io penso di no. Anzi, si rende la politica definitivamente schiava degli interessi dei pochi.
Fondatore ed ex direttore di Poverty Alliance, é da anni direttamente coinvolto in territorio britannico in public art events. Fondatore con Guglielmo Greco Piccolo di InArt – Art Where You Are, organizzazione impegnata nella progettazione, promozione e comunicazione di eventi multimediali finalizzati allo scambio e allo cooperazione internazionale tra alcuni Paesi Europei e il territorio UK. Per Tablet2.0 è insieme a Guglielmo Greco Piccolo, addetto alle P.R. in territori UK e EU.
Founder and former Director of the Poverty Alliance, is directly involved for many years in Britain in community arts and public art events. Founder with Guglielmo Greco of InArt – Art Where You Are, an organization engaged in the design, promotion and communication of multimedia events aimed at exchange and international cooperation between other European countries and the UK. Involved inTablet 2.0, along with Guglielmo Greco, as P.R. Officer in UK and EU.
di Guglielmo Greco Piccolo & Damian Killeen OBE – pictures ©ourtesy of Repubblica – Un grazie particolare ad Alessandra Dacrema
di TheArtNews Big Team – pics ©ourtesy of Tablet2.0
by Damian Killeen & LIUBA – pictures ©ourtesy of LIUBA
