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Mamma Gli Italiani!!!

Dalla storia di Immigrati ed Emigranti di un tempo, Cronache Urbane di Nuovi Cittadini on movement. Ad una condizione, però: Basta chiamarli semplicemente immigrati!!!

Dalle storie di cittadini sparsi in diverse nazioni, un bel giorno si scoprono parenti in ogni dove e, alla fine, un certo richiamo del ritorno alle origini, diventa irresistibile.

E ancora, si riscoprono altre verità dai racconti di persone che, al contrario, abbandonano le loro terre perché sopraffatti da infelicità, classismi sociali e abusi governativi a discapito dei diritti costituzionali, con conseguente rabbia e risentimento verso le proprie nazioni originarie, socialmente disattente ed economicamente impreparate a valorizzare capacità ed esperienza, in qualsiasi settore culturale e produttivo.

Non meno interessanti e illuminanti, appaiono le storie delle nuove generazioni Erasmus che da più di trent’anni ormai e fino al 2020, dimostrano e dimostreranno di forgiare talenti altamente specializzati, che andranno ad incrementare sempre di più nuove economie in territori più multietnici e multiculturali, già pronti a trasformare alcune sfide e risorse umane, in patrimoni collettivi del tutto inesplorati.

Altri cittadini ancora, però, decidono di cambiar vita e nazione, in età più o meno avanzate, semplicemente perché possono permetterselo.

Ma cosa è cambiato veramente dalle vecchie alle nuove generazioni, nell’anima migrante di tantissimi new citizens,?

E perché, malgrado evidenti vantaggi per molte nazioni, in cui un altro concetto di new economy potrebbe fondarsi realmente, sulla ripopolazione e l’inserimento di nuove energie attive, si continua ancora a mal percepire l’ingresso di cervelli multietnici, invece di monitorare e, forse, provare a risolvere, inconfutabili incapacità e incompetenze di chi, al contrario, dovrebbe dimostrare di saper gestire e integrare indotti economici innovativi, possibile “patrimonio di tutti e per tutti”?

Parlando in particolare delle comunità italiane all’Estero, come contributors alle economie e gli sviluppi socio-culturali delle nazioni in cui i maggiori target-groups sono da diversi decenni integrati, non bisogna trascurare ad esempio che zone oggi considerate top class come Manhattan, sono state praticamente sviluppate dalle diverse migliaia di italiani, insediatesi prima del processo di rivalutazione dell’area; e non solo per il merito di aver importato tra le più grandi companies di food e catering; così come Little Italy, conta oggi in assoluto tra le più significative popolazioni italiane, tra le popolazioni della stessa capitale newyorkese.

Anche in Europa, però, tra London e la Scozia, già da tantissimo tempo, malgrado ancora qualche cliché persistente nel definire una vecchia concezione di “Italiani all’Estero”, l’insediamento di nuovi ingressi provenienti dalla Penisola, tracciano altre identità e figure professionali molto più intraprendenti ed innovative, per mentalità, lifestyle ed esperienze formative, sempre più creative e attive, al passo dei tempi che cambiano, mirate a contribuire all’economia e allo scambio di nuove prassi di rilancio socio-culturale dei luoghi scelti in cui abitare.

In ogni caso, dopo aver esplorato attentamente in Scozia, in particolare, ed osservato nelle diverse occasioni socio-culturali di quanto le generazioni italiane oggi si siano veramente cambiate, si assiste ancora ad un certo scollamento tra vecchia e nuova concezione di un’altra italianità che sembra far ancora un po’ di fatica ad essere acquisita.

Quanto, però, un territorio come Scozia abbia davvero percepito anche questi cambiamenti e quanto ne abbia assimilato su base reale certi nuovi modelli e valori, resta ancora un territorio da percorrere, possibilmente con l’attenzione, opportuni monitoraggi, supporto e la promozione capillare da parte di rappresentanti e studiosi locali che ne individuino e ne riconoscano tutte le potenzialità attive, da sintetizzare in nuove linee-guida riadattabili alle esigenze del territorio. Quanto oggi la comunità italiana in Scozia sia davvero percepita per quello in cui si è modificata, ce ne parlerà Ronnie Convery, nome storico tra i connector culturali Italia-UK, TV broadcaster e giornalista culturale, in esclusiva per Tablet2.0.

1) Grazie Ronnie per questa tua davvero molto importante partecipazione. Dunque, partiamo prima da te. Perché questo storico interesse da parte tua per le generazioni italiane qui tra gli UK e Scozia, in particolare?

R. C. Ho sempre avuto un amore per l'Italia e tutte le cose italiane e così, la storia dell'immigrazione italiana in Scozia mi ha sempre particolarmente affascinato. E' una storia di eroismo e coraggio. Una storia di culture che cambiano, una storia segnata dalla tragedia e dal trionfo, in altre parole, si tratta di una storia meravigliosa da raccontare!

2) Da diversi decenni tu tocchi veramente con mano, le evidenze di ogni possibile cambiamento avvenute tra i gruppi di italiani di Cinquant’anni fa e le nuove generazioni. In ogni caso, ci sono vecchi modelli che, in qualche modo, ancora persistono nella nazione che non riflettono esattamente le nuove identità italiane. Di chi è la responsabilità secondo il tuo punto di vista?

R. C. E' normale che quando le persone lasciano il loro vecchio Paese, riportano le loro radici, alle loro nuove memorie rurali. Inevitabilmente con il passare del tempo, queste "radici" diventano fossilizzate. Le persone sperimentano una nostalgia per l’Italia del boom economico, della Gigliola Cinquetti che vinse Sanremo con "Non ho l'età"; della prima Fiat 500 e le escursioni alla spiaggia per mangiare i panini fatti da mamma durante la lettura della copia di Gente. Questi sono ottimi ricordi! Ma non sono più la realtà dell'Italia di oggi. L'arrivo di nuovi immigrati, portando con sé la realtà d'Italia di oggi è un fenomeno interessante. Dobbiamo aspettare e vedere se questo nuovo afflusso cambierà quella "nostalgia" delle generazioni precedenti.

3) Comunità italiane tra Glasgow e Edimburgo: quali differenze noti tra questi due diversi versanti?

R. C. Ci sono molte differenze. La principale è che tradizionalmente, gli italiani di Edimburgo provengono dalla zona intorno a Picinisco, piccolo villaggio nei pressi di Montecassino. A Glasgow la comunità è più probabile che trovi le sue radici in Barga, una cittadina collinare dell’area della Garfagnana, nella Toscana settentrionale. Ma ci sono anche molte altre sottili differenze. La comunità di Edimburgo è molto pesantemente coinvolta nella ristorazione. Edimburgo è una città con molti vecchi ristoranti italiani più o meno affermati. Ma essendo una piccola città, con tariffe molto costose nel centro della città, non c'è molto spazio per nuove aperture. Così le vecchie famiglie - che emigrarono più di 100 anni fa - tendono ad essere dominanti nel business della ristorazione, nel centro-città. Glasgow è molto diversa. È una città-modulo, un po' come San Francisco. Il centro della città è grande e molte strade offrono buone tariffe per le nuove aperture. Nelle ultime settimane, una coppia di Salerno ha aperto un piccolo outlet alimentare nei pressi della famosa Sauchiehall Street, mentre una nuova pizzeria nel centro di Miller Str. è composta quasi totalmente da giovani pizzaioli napoletani. Ma è anche vero che a Glasgow, la comunità italiana tende ad essere più varia. Il preside dell’Università è di Bari, l'Arcivescovo ha origini Laziali, e la nuova generazione di migranti provengono da Roma, Bologna e Veneto, così anche come da Bari, dalla Sicilia e la Campania. Una delle storie più tipiche della Glasgow/mix italiana è quella di William Moriconi - un musicista classico tra le fila dell'Orchestra Sinfonica di Roma, che è ora un imprenditore nel più grande centro commerciale di Glasgow, e vende alta gioielleria di importazione italiana – ed è tra i primi gioiellieri italiani in Scozia.

4) Parliamo di un argomento attualmente per tutti un po’ rischioso: giovani. Chi sono oggi i giovani italiani in UK? Qual è il loro contributo al cambiamento della vita nella Capitale e in una macro-city come Glasgow?

R. C. I nuovi arrivati ​​sono un gruppo molto più geograficamente misto, anche se è giusto dire che la migrazione è più comune del Sud d'Italia. Puglia e Sicilia sono le nuove Barga e Picinisco!Chi arriva tende a riflettersi in una delle tre categorie: giovani disoccupati in cerca di un lavoro di base nel settore della ristorazione (che lavorano come camerieri o lavapiatti), al fine di fare qualche soldo e tornare a casa o anche, perché no, costruire una nuova vita nel Regno Unito.

Poi ci sono gli studenti che si iscrivono alle università scozzesi - studenti italiani che non pagano le tasse per studiare in Scozia (anche se pagano £9.000 all'anno per studiare in Inghilterra), quindi questo crea una calamita.

Infine troviamo i neo-arrivati ​​con un livello professionale di fascia alta. Parliamo di Accademici, economisti, scienziati e manager che hanno scelto di lavorare qui per naturale evoluzione delle loro carriere; qui possono godere di cose semplici come di un sistema fiscale trasparente, processi di promozione meritocratici, un'economia che è ancora forte e, allo stesso tempo, sono solo a poche ore da casa grazie ai collegamenti aerei giornalieri tra Edimburgo, Milano. In altri periodi dell’anno sono disponibili anche voli diretti a Roma, Verona, Napoli, Bologna, Pisa e Venezia.

Tutti questi cittadini potrebbero di sicuro arricchire la vita scozzese. Attraverso i social media è più facile per loro di entrare in contatto e organizzarsi.

5) Visioni future per le cittadinanze miste: cosa riesci a scorgere nella tua sfera di cristallo?

R. C. Nella sfera di cristallo di un idealista europeo come me, ci sarebbe una sola cittadinanza: quella Europea. Ma per tutta la vita di tutti coloro che leggeranno queste parole non riesco a vedere cosa succede. Mi piacerebbe vedere un sistema già adottato che permetta ai cittadini europei di scegliere una cittadinanza dopo forse cinque anni di residenza. Questo renderebbe la vita più semplice, in senso pratico, per chi ha scelto di vivere in una zona dell’Europa diversa da quella in cui sono nati.

6) Alcuni italiani che avevano ruoli all’interno di alcune istituzioni nella Capitale scozzese, dopo un periodo hanno improvvisamente abbandonato il posto per trasferirsi a Glasgow. Secondo te è perché la comunità di italiani a Glasgow è molto più forte, influente e proiettata verso un possibile futuro degli italiani in Scozia?

R. C. Il passaggio da Edimburgo a Glasgow è massiccio! Anche se le città sono a soli 40 minuti di distanza di treno le loro culture sono molto diverse. Edimburgo è tradizionalmente considerata come la città più fredda (letteralmente e metaforicamente) anche se il centro è un po’ più colto con un turismo molto più concentrato. Glasgow, l'ex capitale industriale è famosa per il calore della sua gente e negli ultimi anni è diventato un centro di fama mondiale per congressi e concerti. Entrambe le città hanno il loro fascino, ma se c'è una migrazione di italiani da Edimburgo a Glasgow può essere dovuta alla grande, forte comunità italiana lì presente e il calore delle istituzioni, nel saper dare il benvenuto ai nuovi arrivi. Il Consiglio Comunale e l'Arcidiocesi di Glasgow hanno un rapporto particolarmente caldo e solidale con la comunità italiana.

7) Di te si parla come di una persona molto attenta e vigile, in qualche modo, alle evoluzioni giovanili. Quale sarebbe il tuo onesto e sincero consiglio per i giovani italiani che decidono di abitare in Scozia?

R.C. La Scozia è un buon posto per vivere. Ci sono molte opportunità di lavoro, se si é disposti a lavorare sodo. Il tempo non è eccezionale, ma le persone sono di solito più cordiali e accoglienti che a Londra, per esempio. La burocrazia è minima. Vorrei consigliare alle persone di garantirsi un buon livello di inglese prima di arrivare. Non è sufficiente dire "ciao" e "arrivederci". Anche per un lavoro di base in un bar qualche conversazione in lingua inglese è essenziale.

Gli studenti potranno trovare le università scozzesi estremamente ben organizzate ed efficienti. Il vantaggio di non pagare le tasse universitarie è per i cittadini italiani un'opzione molto accattivante.

8) Potresti nominare uno o anche due italiani che hanno realmente contribuito alla reale visione di quello che significa oggi essere italiani in Scozia?

R. C.  Gli italiani hanno avuto un ruolo molto importante nella vita scozzese, molto più di quanto ci si poteva aspettare, dato il loro numero. Alcuni dei grandi attori e musicisti sono italo-scozzesi; penso a Peter Capaldi (Doctor Who) o Nicola Benedetti, la violinista classica e Paolo Nutini, cantautore blues. Poi ci sono i grandi "Punti di riferimento" nella vita pubblica, come il molto rispettato arcivescovo di Glasgow attualmente in pensione, Mario Conti, il cui sostegno ha portato alla creazione del bel chiostro-giardino italiano, all'ombra della cattedrale cattolica della città. Anche nel Parlamento Scozzese ci sono diversi parlamentari italo-scozzesi, mentre il sempreverde ed energico Richard Demarco è ancora una delle figure molto rispettate nella promozione delle culture artistiche contemporanee italiane (e internazionali), proprio attraverso la sua Fondazione-Archivio.     

 

 

 

 

Biografia di Ronnie Convery

Ronnie Convery is UK-based journalist, writer, broadcaster and translator. He has pioneered new cultural links between Scotland and Italy. With a particular interest in migration, religion and cultural exchange he contributes regularly to the media in both countries.

 

Ronnie Convery é giornalista, scrittore, personaggio televisivo e traduttore negli UK. E’ stato uno dei pionieri per le nuove connessioni culturali tra Scozia e Italia. Ronnie mostra un particolare interesse in argomenti quali: emigrazione, religione e scambi culturali, e contribuisce regolarmente attraverso i media per entrambe le nazioni.

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