Ydword.com: un Blog tutto Fashion, Style, Trends e paesaggi che potrebbe essere confuso con un portale
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I Più Finanziati del Momento, i Più Recensiti dai Media, oggi Superstars della Worldwide economy
Se la generazione yuppie degli anni Ottanta, in tutte le sue rampanti premesse alla corsa di un sotto-capitalismo parallelo a quello pre-esistente in quegli anni, ha quasi immediatamente rivelato essere un memorabile flop, negli anni Novanta appaiono altri timidi tentativi nell’impiegare risorse a supporto dell’Imprenditoria Giovanile o avviamento di progetti di microimpresa, decisamente un po’ più strutturati ma non sempre burocraticamente agili e a vantaggio di chi, realmente, decideva di cambiare la propria posizione in un mercato del lavoro sempre più segmentato e multiforme.
Quasi immediatamente dopo, internet, iniziava a promuovere e applicare nuove strategie per un accesso molto più massificato e democratico, in cui la piattaforma worldwide consentiva di costruire know-how fai-da-te, molto più indipendenti e variegati, nell’offrire anche soluzione di e-learning tali da garantire tracce di know-how ed elementi di cultura imprenditoriale, basandosi su testimonianze di case-histories e modelli già collaudati ed economicamente funzionanti. Iniziavano infatti a comparire i primi esempi di imprenditoria alternativa e spontanea, in cui giovani emergenti managers, alcuni con brevi periodi di esperienza in ambito di general management o gestione commerciale, riuscivano a realizzare micro o medie imprese trasformatesi o anche cedute a grossi marchi, perché carenti, in ogni caso di adeguate strategie e risorse di sostenibilità.
L’introduzione di nuove tecnologie e materiali, strategie alternative ed eco-sostenibili, ulteriori snellimenti burocratici per l’accesso a nuovi programmi di co-finanziamento pubblico, l’incremento di generazioni sempre più specializzate al di fuori dei propri territori di origine e, non ultimi, rapidi processi più efficaci, ispirate da una globalizzazione sempre più orientata alla practice sharing, hanno originato piattaforme multiculturali e innovative nelle quali idee, pensieri e, non ultimi, i “sogni” di ogni giovane aspirante new manager potevano offrire linee-guida che vanno molto più in là della semplice soddisfazione economica personale.
Il TedX, forse uno dei primi palchi sui quali una buona idea, esperienze dirette e indirette, visioni, inizialmente ai limiti dell’utopia, possono evolversi in qualcosa di unico e economicamente produttivo. Talent Garden che da un progetto innovativo studentesco, oggi è ramificato in ben dodici Paesi, supporta, dal co-founding, funding, co-working e annual business fair, tutti quei ormai famosi talenti 3.0 che decidono di lanciare nuovi business models. Basta immaginare un possibile new business cambiando punti di vista e inserendo strategie creative che convergano in una nuova filosofia imprenditoriale: Innovazione.
Quindi, Let’s Start… anzi, Let’s Start-Up in un’esplorazione guidata nell’universo giovanile più recensito e finanziato del momento: gli startuppers, new business superstars ancora sconosciute, più ricercate tra i social media di mezzo mondo e oltre, più promettenti e finanziate da big names dell’economia mondiale, tra i più raccontati tra media in e off-line, tra i più invitati nei più svariati business awards events, per aver semplicemente immaginato un futuro multi-sostenibile, riproducibile nelle diverse categorie del social marketplace. “Ma, una start-up da sola non può bastare….“, spiega il dr. Francesco Giuri CTO del gruppo di consulenza pugliese ‘LWB project’ ed esperto di progettazione comunitaria e formazione continua che annovera nel suo portfolio clienti ed esperienze significative quali Fondazione per il Sud, Erasmus+ Programme, Europa per i Cittadini e Fondazione Vodafone, solo per citarne alcuni.
1) Gentilissimo dr. Giuri, grazie intanto per aver ufficialmente aperto questo focus con noi. Allora, ‘Una start-up da sola non può bastare…’, citiamo letteralmente una sua affermazione. Può dirci di più?
F.G. “Il sistema delle start-up, se pur circondato da un’aurea giocosa e sognatrice è sempre un parco di sviluppo di una ‘idea imprenditoriale’.
Imprenditori si diventa ma con molto, molto coraggio e abnegazione e, a volte, l’idea innovativa da sola non basta.
Per far scalare le hit delle start up più remunerative i giovani imprenditori devono confrontarsi con un mercato sempre più dinamico, internazionale e interconnesso.
Sembra tutto come se il mondo delle start up raccontato ai non addetti ai lavori sia un ecosistema puramente ispirato allo sviluppo di ‘sogni’, invece è veramente tutto il contrario. E’ un mondo in cui si possono realizzare alcune idee che, però, hanno la necessità oggettiva di essere in prima istanza finanziariamente valide e produttive.
Risulta triste ammetterlo ma su dieci idee di start up, in Italia, solo una diventa veramente una azienda concreta a produttiva e questo non è perché manchino le visioni ispirate ma solo per il motivo che queste sono molto spesso incoerenti con il mercato o non soddisfano un “bisogno” o, in moltissimi casi, non sono promosse da founders talmente forti da metterci anima e corpo per portarle ad un livello imprenditoriale reale.
Per questo, in questi ultimi anni, sono proliferate strutture che, con grande professionalità, sono state capaci di individuare le idee migliori, scovare le più sviluppabili e redditizie, o quelle che avrebbero reso il loro prodotto indispensabile per l’utente comune.
Queste realtà siano esse incubatori o acceleratori, con fare quasi “formativo”, sono nate per associarsi alle start up, per accompagnarle nel delicato passaggio da “idee in progress” ad “aziende” produttive e competitive.
Queste strutture, nel corso degli anni hanno, di fatto, non solo incentivato lo sviluppo dell’eco sistema start-up, ma anche contribuito ad aprire gli occhi ai giovani startupper e li hanno fatti scendere sulla terra con il primo obiettivo di mantenere, però, il loro entusiasmo ed impegno ben oltre 3 metri sopra il cielo.
Tutto nasce da semplici deduzioni: quando un giovane trova il coraggio di esporre la sua idea, realizzare un prototipo e presentare il tutto a un team di esperti in sviluppo, affronta la sua avventura come “egoista sognatore” conscio della sua intuizione ma, allo stesso tempo, incapace di trovare il finanziamento adatto per realizzare la sua idea, senza la reale coscienza di quanto sia necessario per promuovere, vendere, distribuire il proprio prodotto e, soprattutto, di quante competenze sono necessarie allo sviluppo del proprio business.
I giovani parlano di idee, ma il mondo economico, vuole concretezza e programmazione e quindi, pretende numeri e strategie di sviluppo.
Non ci si può permettere, in un periodo socio economico globale come quello che stiamo attraversando di credere che con un’’idea si cambierà il mondo’. L’idea dovrà essere la scintilla per una ‘strategia che cambierà il mondo’, dove per strategia si intende quel delicato equilibrio tra: creatività , concretezza e crescita proporzionale che solo il lavoro di un team ben organizzato, potrà realmente produrre.“
Tra gli elementi fondamentali che insieme a ‘coraggio’, formazione e autoformazione, ‘talento’ e ‘innovazione’, Maarten Van Aalderen, giornalista e scrittore, corrispondente olandese per ‘De Telegraaf’, già quattro volte Presidente dell’Associazione della Stampa Estera, propone nel suo ultimo libro, ‘Talenti d’Italia’, una collezione di ‘riscoperte produttive’ Made in Italy. Si tratta di una raccolta, scritta con stile semplice e immediato, di proposte brillanti e innovative da parte di giovani imprenditori italiani. Gli esempi positivi si collocano tuttavia in un contesto più ampio, in cui l’autore olandese intervista 21 talenti in campi molto diversi tra di loro.
Proprio Van Aalderen offre un suo punto di vista a proposito di quello che potrebbero diventare esempi imprenditoriali capisaldo, ispiranti e positivamente contagiosi, menzionati nel suo ‘Talenti d’Italia (Albeggi Editore, Roma)’, stimolando altre moltissime nuove menti a usare ‘creatività’ e ‘innovazione’ in una possibile idea produttiva di nuova concezione. Soprattutto a lui, Tablet ha chiesto di offrire il suo importante contributo di cronista d’eccezione, particolarmente attento allo sviluppo di attività produttive, anche in altri Paesi.
1) Mr. Van Aalderen, grazie anche a lei per questa sua importante testimonianza. Nella sua ultima pubblicazione, ‘Talenti d’Italia’, lei ha messo in luce alcuni esempi di idee e strategie di cui il territorio italiano potrebbe andare particolarmente fiero, malgrado la sua cattiva reputazione all’Estero. Cosa l’ha spinta esattamente a tracciare un altro aspetto del sistema produttivo e culturale italiano? Perché c’era decisamente bisogno di scrivere e pubblicare il suo ultimo lavoro?
M.V.A. Proprio in un momento in cui ci si lamenta della cosiddetta ‘fuga dei cervelli’ e dei problemi che i giovani devono affrontare per emergere in Italia, ritengo che sia importante dare spazio a coloro che invece riescono a fondare delle buone imprese che funzionano e riscuotano anche successo all’estero, pur rimanendo a vivere in Italia.
2) ‘Talento’ è la prima parola declinata al plurale nel titolo del suo ultimo lavoro. Perché il talento gioca un ruolo fondamentale all’avvio di qualsiasi progetto d’impresa, non basta semplicemente quel famoso ‘fiuto per gli affari’?
M.V.A. Le 21 persone intervistate sono talenti in campi completamente diversi tra di loro, non solo nel mondo dell’innovazione, della tecnologia e delle imprese. Quello che hanno in comune è che riescono a emergere, a farsi strada. Per quanto riguarda la parola Talenti non si deve pensare a qualcuno che ha fin dalla nascita doti di perfezione e genialità. Al contrario, dalle interviste si percepisce che molti dei talenti hanno dovuto affrontare e risolvere problemi. Ma alla fine è prevalsa la loro tenacia e determinazione.
3) Lei ama moltissimo l’Italia e, con essa, tutte quelle politiche innovative che sembrano emergere da molte altre, decisamente sbagliate. Se dovesse scegliere una delle idee di talento, raccolte nel suo libro, quale sarebbe la case-history che l’ha colpita di più?
M.V.A. Per quanto riguarda i talenti da me intervistati che hanno innovato con successo in ambito imprenditoriale, ci sono storie molto interessanti in Sicilia, con Mosaicoon, in Puglia, con Nextome, a Roma con Solenica e in Romagna con Italdron.
4) ‘L’innovazione…’. Ma esiste davvero in qualsiasi strategia di processo produttivo? Come si fa a riconoscerla? Molte altre idee innovative, alla fine, per un motivo o per un altro, sono fallite e non soltanto in Italia. Erano forse troppo ‘avanti’?
M.V.A. In teoria è possibile, ma nel mio libro mi occupo di innovazioni che riscuotano successo e riconoscimenti internazionali.
5) Lei è un giornalista professionista straniero che ha deciso di esplorare altri territori. Nella nostra ricognizione di quel meglio italiano abbiamo persino scoperto all’interno di alcuni assessorati di diverse regioni, come la Puglia, solo per citarne una, il comparto di ‘Internazionalizzazione delle PMI’. Nel Regno Unito, o altri Paesi, ad esempio, non esistono neppure. Quanto è importante per Maarten Van Aalderen quella famosa ‘internazionalizzazione’ di un’idea imprenditoriale innovativa e creativa, specialmente in un momento di sfide e non sempre incoraggianti, come quello che stiamo vivendo?
M.V.A. Mi sembra chiaro che sia fondamentale.
6) Se dovesse consigliare a giovani di talento e creatività che intendono avviare altre idee business, incoraggiandoli a considerare le loro idee e strategie riproducibili anche in altri territori, cosa risponderebbe loro rispetto ad una situazione europea come quella attuale: ‘Europa, incubo o un sogno ancora possibile?’
M.V.A. Il mio libro dimostra che non solo in Europa è possibile emergere, ma anche, malgrado diversi problemi, in Italia. Tutti i miei intervistati alla fine hanno dimostrato attaccamento al proprio territorio.
L’ingegnere Mariarita Costanza, CTO di Macnil/Zucchetti group (software house, colosso multinazionale), testimonial televisiva in diversi canali, ex giudice in ‘Shark Tank’, su Italia 1 – Mediaset, racconta la testimonianza della sua impresa che da start up, oggi azienda di successo e modello di riferimento, intendono lanciare ‘Murgia Valley’, progetto Made in South, di start-up, anche internazionali, sparse nel territorio di Gravina in Puglia.
1) Mariarita, grazie ancora per questo tuo costante contributo per il nostro community magazine. In ‘Shark Tank’ su Italia 1, gruppo Mediaset, sei stata impegnata a riconoscere, alcuni elementi di una business idea meritevole di essere co-finanziata o, in alcuni casi, finanziata totalmente. Eppure, in molti casi, molte ottime idee business sono state scartate, nonostante alcune di esse, hanno in seguito realizzato un’idea di successo. Di chi è stato veramente l’errore?
M.C. E’ un piacere per me contribuire e dare supporto al vostro magazine, con l’auspicio che possa servire a diffondere in maniera capillare una cultura di intraprendenza e “del darsi da fare” indipendentemente dalla zona geografica in cui si vive, senza aspettare che sia qualcun altro a pensarci. Andiamo a Shark Tank. E’ stata per me quella un’esperienza assolutamente formativa, potrà sembrare strano, ma è così. Ascoltare le idee innovative di tanti giovani, con i loro sogni, le loro ambizioni e passioni, è stata per me una conferma che non è importante solo avere una buona idea. Ce ne sono state diverse di buone idee, in settori anche con un grande mercato, peccato però che al team che presentava l’idea mancassero quei valori che fanno davvero la differenza, quella passione, quella disposizione al rischio, quel “credo in ciò che faccio”; tutti valori che portano uno startupper (per dirla come è di moda oggi!) a buttarsi a capofitto nella propria attività, guardando avanti, cadendo e rialzandosi ogni volta più fortificato.
Ce n’è stata qualcuna con queste caratteristiche, abbiamo investito in queste startup e stiamo ora dando supporto al loro business, con ottimi risultati.
2) Cosa rende ‘affidabile’ e ‘credibile’ chi dovrà poi decidere quali sono le idee imprenditoriali di un futuro più o meno prossimo?
M.C. Sicuramente la credibilità e l’affidabilità sono date dall’esperienza e dalla concretezza: solo chi ha realizzato qualcosa di importante, chi conosce le dinamiche del mercato perché è nel mercato da tempo e lo studia costantemente, è in grado di capire le tendenze ma soprattutto di anticipare ciò di cui il mercato necessita. La nota importante è che oggi assistiamo a cambiamenti ed evoluzioni alla “velocità della luce”, per cui è importante avere una predisposizione spiccata al cambiamento, ma soprattutto una rapidità nella gestione del cambiamento, altrimenti si rischia di rimanere indietro, dunque fuori mercato.
3) Potresti indicare almeno due settori, ancora non troppo inflazionati, in un possibile mercato sempre in cerca di idee e progetti innovativi?
M.C. I settori di maggiore interesse, sui quali a mio parere varrà la pena investire, sono quelli che mettono al centro l’uomo e che consentono un miglioramento della sua qualità della vita. Mi riferisco a settori quali la sicurezza, immaginate sistemi per la sicurezza personale, in auto, in casa, a piedi, o come la salute, immaginate a sistemi di telemedicina che consentono al paziente di vivere in maniera più “smart” la malattia, o ancora in ambito smart city, sistemi che consentono al cittadino di vivere più serenamente la vita in città.
In tutti i casi, come vedete, c’è sempre la componente digitale, della quale oggi non si può prescindere.
Sempre restando in tema di creatività e talento nel business 3.0, in Italia, con diverse ramificazioni all’Estero, ‘Talent Garden’ rappresenta forse uno dei più grossi punti di riferimento in cui idee, innovazione e business, trovano (è il caso di dire) terreno fertile per uno sviluppo reale ed efficace per tutti i giovani (ma anche meno giovani) imprenditori che decidono di scommettere in prima linea su un altro modo di fare impresa.
A testimoniare l’importanza di “Talent Garden” è Davide Dattoli, fondatore e CEO della piattaforma fisica per talenti del digitale più grande d’Europa.
1) Dottor Dattoli, grazie anche a lei per questa importante partecipazione. Allora “Talent Garden”, perché le start up ne avevano decisamente così bisogno e non soltanto in Italia, a quanto pare? Non bastava TedX?
D.D. “Talent Garden nasce da un’idea precisa: creare una rete di spazi di lavoro che integrino servizi complementari quali spazi eventi, formazione e momenti di networking. Questa combinazione di elementi rappresenta il vero valore aggiunto del nostro progetto, che si concretizza nella formazione di un network sempre più esteso che accoglie i migliori talenti del digitale. Al momento sono operativi 18 campus Talent Garden in 6 Paesi europei: puntiamo dunque all’internazionalizzazione e all’esportazione del nostro modello in tutte quelle città dove c’è forte fermento in tema innovazione”.
2) Talent Garden annovera un team di personale esperto e abituato ormai a individuare quel famoso ‘talento creativo’ di cui tanto si parla eppure non sempre è facile riconoscerlo. Chi può davvero partecipare a Talent Garden e perché esserci?
D.D. “Il modello di Talent Garden è “verticale”: nel nostro network possono entrare professionisti, startup, freelance e grandi aziende che lavorano nel campo del digitale. L’innovazione e le nuove tecnologie sono il nostro pane quotidiano. Questa focalizzazione permette una proficua collaborazione tra gli abitanti dei nostri campus, che spesso si ritrovano ad iniziare nuovi progetti insieme o a collaborare su singole attività. Questo principio è lo stesso che spinge i nostri partner (Cisco, Eni, IntesaSanPaolo, Mediolanum, solo per citarne alcuni) ad entrare fisicamente nei nostri spazi e a contaminarsi con i nostri talenti”.
3) Il tormentone brexit sta praticamente inficiando negativamente in un’area in cui diversi talenti creativi, provenienti da ogni parte d’Europa, avevano trovato una buona seconda base di appoggio in un mercato il più possibile globale. Stiamo parlando di Londra. Qual è l’esperienza in merito del Talent Garden in quell’area. Varrà davvero ancora la pena scommettere nel Regno Unito?
D.D. “Talent Garden non ha mai guardato a Londra come un possibile mercato. La nostra strategia si focalizza sull’apertura di nuovi campus in mercati secondari che si avvicinano maggiormente al nostro ecosistema italiano. Questi risultano per noi infatti più interessanti, nonché offrono un maggiore vantaggio competitivo”.
Nella nostra ricognizione tra alcuni dei talenti new business, particolarmente interessanti, alcuni membri del nostro BigTeam hanno partecipato direttamente ad una delle più stimolanti esperienze Erasmus+ da cui abbiamo avuto modo di entrare in contatto con gli startuppers del progetto Young Enterpreneurs’ Lab, finanziato dalla Comunità Europea.
Tutto questo, in esclusiva per Tablet.
Alexandrina Bivol, 23 anni, Berlino, co-founder di “Alletre”, blog cognitivo motivazionale.
Da una sua diretta esperienza di difficoltà psico-emotiva personale, Alexandrina decide di condividere la sua esperienza anche con altre persone sul web, raccontandosi e raccontando, attraverso format audio/video sofisticati e ben post prodotti da sua sorella, professional videomaker, esperienze che in qualche modo diventano un modello di self therapy assolutamente auto gestito e, proprio per questo, particolarmente efficace.
Monika Boshkova, 21 anni, Moldavia founder di “Ydword.com”, blog di International lifestyle e viaggi.
In seguito alla sua esperienza semestrale in un Erasmus in Australia, Business and Economy, nel combinare la sua passione di viaggiare, i lifestyles e i trend più contemporanei, proprio entrando in contatto con nuove culture, terre e tradizioni di altri paesi, Monika ritorna nella sua terra creando un blog di condivisione di tutti questi elementi tra due versanti. Una commistione di articoli-racconti cool in lingua inglese, attrattori di attenzione di diversi brand e tourist destinations, assolutamente da non perdere e da condividere a tutta velocità 3.0.
Madalina Condrea, 26 anni, Cto founder di “Autorizatifirme”, portale per facilitare l’acquisizione di autorizzazioni per l’apertura di attività commerciali e imprenditoriali in Romania. Solo una concreta preparazione e una forte motivazione può infondere la giusta dose di coraggio, spirito d’intraprendenza e voglia di creare una proprio modello commerciale e imprenditoriale innovativo. E’ la mission di servizi di facilitazione che Madalina ha deciso di offrire a nuovi talenti e imprenditori e commercianti che, proprio nella sua terra, hanno deciso di risollevare le sorti di un territorio in cui la burocrazia e le pratiche di avviamento business, possono risultare ancora tortuose e scoraggianti. Per semplicità di comunicazione e efficacia nel suggerire nuove modalità business, “Autorizatifirme”, è diventato il nuovo punto di riferimento della generazione digital business in Romania.
Giuseppe Lorusso, 33 anni, Gravina in Puglia, Italy, dopo aver personalmente sperimentato da paziente per un mal di denti, la noncuranza e cattiva prassi del servizio sanitario nazionale, nel corso di una sua visita in un’altra città italiana, decide e intuisce quanti altri concittadini, incorrono ogni giorno in simili problematiche. Risolto senza sapere nemmeno come il suo problema che, in quel momento appariva quasi insormontabile, intuisce che il Servizio Nazionale della Salute, e non solo nella sua nazione, ancor prima di essere ’azienda’ devono assolutamente far riferimento ad una mission innanzi tutto di matrice sociale. Da qui, una considerazione soltanto: ogni cittadino, in Italia, paga una delle aliquote di tassazione più alte d’Europa e in quanto tale, ha diritto a scegliere e possibilmente recensire, il miglior trattamento e risultato ottenuti, ovunque si trovi, sulla scorta dei suoi diritti da contribuente. Da queste semplici ma fondamentali considerazioni che pongono la persona al centro di qualsiasi motivazione contributiva, Giuseppe fonda con il suo business partner, Angelo Marvulli, 34 anni, “Scegliere Salute”, impresa on line per monitorare, indicare, suggerire e, soprattutto, accogliere recensioni e commenti da parte di ogni utente dopo qualsiasi servizio di assistenza sanitaria, sia da parte di aziende ospedaliere che da ambulatori, strutture complesse e professionisti medici e specialisti. Un’idea assolutamente digital social che ha portato Scegliere Salute a realizzare un’importante partnership con Health Italia; un successo nato da un mal di denti, una città in quel momento poco attenta e la convinzione che, le persone in genere, soprattutto quando si parla di assistenza sanitaria nazionale, non possono e non devono mai essere soltanto numeri.
Carlo Sciuto, Catania, Sicilia, Italy, Business Development Manager di “ParkSmart”, fonda con altri due soci una smart city solutions company dalla considerazione di una realtà piuttosto evidente: in Italia, la mobilità urbana ha portato a un disequilibrio che implica un’importante impatto ambientale, una cattiva vivibilità e un preoccupante caos della viabilità a livelli di proporzioni insostenibili. ParkSmart offre soluzioni intelligenti collegate a quella famosa filosofia di internet delle cose, creando software per risolvere il problema dei parcheggi nelle città, raccogliendo un’importante sfida: contribuire con l’ideazione e la realizzazione di software dedicati, tutta la migliore tecnologia per costruire una molto più efficiente city life, permettendo ai cittadini di risparmiare tempo prezioso, evitando situazioni di stress, ridurre l'inquinamento e la congestione del traffico, al fine di creare effetti positivi in termini di qualità della vita, a vantaggio di una comunità molto più civile e organizzata. Una start up particolarmente apprezzata e premiata in diverse start up ideas contests internazionali, proprio per la sua mission multi oriented, particolarmente attenta e proiettata nel futuro, ormai presente, dell’easy city living philosophy.
Diciamo fin da ora che questo nostro focus ha scelto di affacciarsi su alcune realtà innovative, sparse nei diversi territori ma che in maniera decisamente virale, altre moltissime nuove idee stanno tracciando nuovi modelli imprenditoriali, sempre più aperti alla condivisione del co-working e best practice sharing. Tablet Community Magazine, nel frattempo, si impegnerà a parlare di altri come loro.
Art director, corporate reviewer e cultural connector, da diversi anni opera nel campo della corporate image, brand design e cultural communication events; cultural informer e visual art reviewer, particolarmente esperto nei movimenti e l’evoluzione del fumetto d’autore come forma d’arte a forte impatto sociale, negli ultimi trent’anni, in Europa e nel Mondo; possiede un’impressionante collezione privata di serie regolari, graphic novels, numeri speciali e riviste di fumetto d’avanguardia internazionale e americano. Per Tablet2.0 è coordinatore tecnico per l’area UK.
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