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New Generations

Claudia Scandella: La ragazza Con il Talento in Valigia

La strana storia della cameriera dai capelli rossi che espone in Musei e Gallerie d’Arte

E’ sera ormai, la serata é quasi al termine, nella Capitale dei Festival. Ma cosa si potrà mai fare in Grassmarket, se non prendere un caffè o sedersi ai tavoli in uno della schiera di ristoranti-pizzeria tutti in linea che distinguono la zona? La fame in ogni caso c’è, soprattutto per cercare chi fa una buona pizza.

Giusto il tempo si sedersi, ordinare al menu e, a decisione fatta, sollevare gli occhi per accorgersi di una ragazza sorridente, molto carina, dall’aspetto truly celtic, dai capelli e sopracciglia 100% ginger come poche persone in giro, persino se sei negli UK.

La ragazza è svelta nell’annotare le ordinazioni, sorride e, soprattutto osserva il materiale e le immagini che scorrono nel tablet a cui si sta ancora lavorando, in attesa dei piatti in tavola.

Tra una portata e l’altra, alla nostra domanda riguardo il perché le interessano tanto le arti visive, finalmente la ragazza si rivela: Claudia Scandella, cittadina italiana residente in UK, Edimburgo, in quel momento quasi al termine di un suo BA Professional Photography presso Edinburgh College/Abertay University Dundee e, soprattutto, già all’attivo con diversi progetti espositivi. Uno dei tantissimi giovani con il talento dentro la loro valigia che, per vivere svolgono i lavori più diversi ma che a fine giornata, liberano tutta la loro creatività e entusiasmo per mostrarsi soprattutto per ciò che vogliono veramente essere: nuove visioni future.

Da quel momento, conclusi gli studi, Claudia sperimenta qualsiasi linguaggio espressivo, persino avant-garde della sua ricerca tecnica, prima di raggiungere visioni e concept talmente intense e ricercati, seppure nella loro semplicità, tanto da trovare inclusione in exhibition collettive in spazi del calibro di White Space (di cui è ora tra le finaliste per AOP 2015), in London, Awol Studios in Manchester, Drill Hall, RSA e National Gallery, Edinburgh, solo per menzionarne alcuni.

In seguito ad alcune visite negli spazi in cui Claudia si esprime, promuove ed espone i suoi lavori, si sente finalmente nascere un feeling tra chi osserva e lei che scatta elaborando immagini, quasi al limite dell’impatto grafico-minimale, sperimentato nel 1950 da artisti del calibro di Luigi Veronesi, in un momento in cui computer e software di elaborazione e fotoritocco non erano neppure nel dizionario dell’immaginario collettivo.

Claudia mostra, fin da subito, un particolare talento per la ricerca quasi ossessiva di differenze ma anche connessioni che il territorio britannico, scozzese e italiano, mostrano solo a chi ha ancora la capacità di saper veramente guardare.

Un’ossessione che la porterà all’inclusione di ItaliaModerna – New Culture in the Flat, nella sezione estesa di un progetto di promozione di arte e culture italiane contemporanee, volute dal Consolato d’Italia in Scozia e Irlanda del Nord, con sede nella capitale scozzese.

Claudia partecipa con “Connections”, serie di due dittici minimal in cui, tratti appena accennati di elementi urbani e naturali, perdono la loro abituale collocazione spazio-tempo, opportunamente reinseriti in campiture total white che ne riconsegnano purezza formale, dignità e valore, assolutamente inediti.

Così, la ragazza incontrata allora quasi per caso in un ristorante-pizzeria, oggi espone insieme ad artisti del calibro di M&P-Monticelli&Pagone, Ezia Mitolo, Magda Milano, Pierluca Cetera, Pino Caputi, Giuseppe Palumbo, Cosmo Vestita e Astormendez Community, complici i suoi capelli rossi, quegli occhi lapislazzulo intelligenti e visionari, un menu e l’audacia di scommettere sempre su idee e progetti difficili. Per saperne di più su questa giovane mente creativa e sulle ragioni per cui ha lasciato il suo Paese natale per sfidare e sfidarsi in una Capitale tremendamente competitiva, l’abbiamo incontrata ancora e, questa volta, come artista, in esclusiva per Tablet2.0.

 

1) Grazie Claudia, intanto, per questa tua presenza. Cosa ti ha spinto ad allontanarti dall’Italia e perché hai scelto proprio Edimburgo per portare avanti una tua idea molto personale e alternativa della fotografia, in una piattaforma per certi versi ancora ancorata a determinati schemi tradizionali?

C. S. Innanzi tutto grazie a voi per avermi coinvolta. E’ veramente un gran piacere fare parte di questo progetto.

Allora, quello che mi ha spinto ad andare via dall’Italia é stata la curiosità di fare qualcosa di nuovo, pur non sapendo esattamente cosa di preciso. Ora sono 8 anni che sono lontana dal Belpaese ed ogni tanto penso a come poterci tornare, ma purtroppo ora la situazione é cambiata. E di molto. Io in Italia stavo bene, il lavoro da impiegata da un commercialista mi realizzava e nel tempo libero facevo quello che più mi piaceva. Ora forse non sarebbe lo stesso.

Edinburgh invece l’ho scelta a caso. Dopo aver passato il mio primo anno e mezzo in UK a Londra ho deciso, insieme ad un’amica, che era tempo di cambiare aria. E così e’ stato, abbiamo preso un treno e siamo finite in Scozia, solo un anno dopo ho iniziato l’Università di Fotografia. Come dicevo Edimburgo e’ stata scelta a caso, ma sono molto contenta della scelta fatta, perché oltre ad essere un bellissimo posto, credo sia la città perfetta dove poter studiare, lavorare e vivere tranquillamente. Il fatto delle tradizioni ancora cosi fortemente presenti non mi ostacola, mi piace. Mi ricorda casa.

2) Tra un tavolo e l’altro, ha particolarmente sorpreso questa tua grande capacità di librarti tra una galleria e l’altra. Insomma, cibo e visioni future: quali sono le possibili connessioni?

C. S. Ah, Ah, spero non troppe. Mi piace stare in continuo movimento e fare più cose insieme. Lavoro al ristorante per poter mantenere quello che più mi piace fare e cioè viaggiare e fotografare. Al momento non vedo reali connessioni tra I due lavori.

3) Un progetto impossibile a cui collegare cibo e arte della fotografia (non still-life), lo penseresti mai? Sarebbe un progetto possibile firmato Claudia Scandella?

C. S. Mangiare mi piace, e anche parecchio, tempo fa avevo iniziato un progetto fotografico legato all’accettazione del proprio corpo in questa società multiculturale e globalizzata, ma al momento é lì, fermo nel mio hard disk. Chissà, forse un giorno riuscirà a venir fuori.

4) Poche ma buone, intendiamo le esposizioni a cui hai e stai ancora partecipando. Strategia o attenta ricerca e promozione di te stessa?

C. S. Più che strategia, direi fortuna. Ho incontrato le persone giuste che mi hanno spinta nella giusta direzione. Mi diverte mettermi in gioco in diversi contesti e forse questa è una delle chiavi giuste per iniziare nel migliore dei modi.

5) Vorresti parlarci di uno dei tuoi progetti più interessanti: “Connections”, appunto. Come hai avuto l’idea, cosa ti ha ispirato esattamente, e proprio tra luoghi molti diversi, almeno in apparenza?

C. S. Connections é nato due anni fa durante le vacanze natalizie a casa, a Bergamo. Nevicava e ho deciso di andare a fare un giro nella zona con la mia macchina fotografica. Pochi minuti dopo ho realizzato che stavo fotografando paesaggi che sarebbero potuti esistere anche in Scozia. Ho continuato a fotografare dettagli e spazi aperti per tutto il giorno. Ho così iniziato a scrivere questo nuovo possibile progetto con l’idea di rappresentare in modo grafico la connessione di diversi posti nel mondo, cosi diversi tra loro, ma nello stesso così uguali. Quando sono tornata ad Edinburgh ho fatto lo stesso, sono salita a nord del paese ed ho incontrato gli stessi paesaggi fotografati a Bergamo. Ho poi allargato il progetto nel sud dell’Europa e in posti più esotici come l’Asia. Al momento il progetto comprende una serie di 20 dittici destinati ad aumentare.

6) Sei una ragazza di talento che lavora duramente, tanto ai tavoli che per i progetti espositivi a cui ormai sei invitata. Cosa ti aspetti da una Capitale della Cultura, sede ormai da anni di diversi Festival che in qualche modo fa ancora un po’ di fatica ad accettare iconografie particolarmente innovative?

C. S. Sono ottimista e mi aspetto il meglio. Edinburgh ha molto da offrire, devo solo trovare il modo migliore per ottenere quello che voglio.

7) Digitale o analogico? Secondo te chi vince oggi sul piano delle possibilità e della qualità?

C. S. Ecco la domanda da 10 milioni di dollari. Se dovessi rispondere a questa domanda paragonando le ore che spendo in una camera oscura a sviluppare negativi con quelle davanti al computer usando Photoshop, la riposta sarebbe immediate e scontata. Secondo me, il digitale e’ ormai tutto nel mondo della fotografia commerciale e l’analogico può non essere tutto nel mondo dell’arte fotografica.

8) Cosa ti ha convinto a partecipare ad ItaliaModerna, esattamente? Cos’ha questo progetto, in particolare, che altri non hanno?

C. S. Come ho anticipato prima, mi piace mettermi in gioco e lanciarmi in nuove avventure, mi piace soprattutto l’idea di far parte di un progetto- bebé quale é ItaliaModerna e, perché no, vederlo crescere insieme.

9) Vuoi parlarci del tuo prossimo progetto espositivo?

C. S. Al momento sto esponendo il progetto Connections al Consolato d’Italia ad Edimburgo per il periodo dell’Edinburgh Festival, non so cosa succederà nell’immediato futuro, prometto però di farvelo sapere presto.

 

 

 

Biografia di Damian Killeen

Fondatore ed ex direttore di Poverty Alliance, é da anni direttamente coinvolto in territorio britannico in public art events. Fondatore con Guglielmo Greco Piccolo di InArt – Art Where You Are, organizzazione impegnata nella progettazione, promozione e comunicazione di eventi multimediali finalizzati allo scambio e allo cooperazione internazionale tra alcuni Paesi Europei e il territorio UK. Per Tablet2.0 è insieme a Guglielmo Greco Piccolo, addetto alle P.R. in territori UK e EU.


Founder and former Director of the Poverty Alliance, is directly involved for many years in Britain in community arts and public art events. Founder with Guglielmo Greco of InArt – Art Where You Are, an organization engaged in the design, promotion and communication of multimedia events aimed at exchange and international cooperation between other European countries and the UK. Involved inTablet 2.0, along with Guglielmo Greco, as P.R. Officer in UK and EU.

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