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Economy & Research

INTRORITRATTIAMOCI

LA NUOVA IDEA DI AGENZIA E SPAZIO ESPOSITIVO - A Taranto, GENERALI ITALIA S.p.A. + Ezia Mitolo: perché Investire è Un’Arte, Decisamente Contemporaneadi Guglielmo Greco Piccolo – pics ©ourtesy Tablet Community – Ezia Mitolo – A. Raffaele Villani

La città di Taranto sorprende ancora una volta nel proporre eventi in qualche modo avant-garde senza passare dalla classica galleria d’arte o spazio espositivo, in special modo quando il contenitore si occupa di investimenti e, in particolare, di investimenti assicurativi. L’agenzia Generali Italia S.p.A. del capoluogo jonico, in ogni caso, trasmette già dall’immagine interna ed esterna dei suoi locali uno spirito istituzionale e una mission commerciale, a quanto pare ben più estesi rispetto alla proposta di un catalogo di semplici prodotti finanziari e assicurativi di tantissimi altri competitor, tuttora presenti in mercati nazionali ed internazionali. Generali Italia S.p.A., colosso multinazionale, ormai presente in circa 40 Paesi, propone l’artista Ezia Mitolo, proprio attraverso un’interessante iniziativa accessibile a tutti (e non è poco), abbattendo quella famosa barriera patinata di una élite che vuole ancora le arti visive per pochi ma non per tutti, tarantina per adozione, internazionale per vocazione e linguaggio espressivo. Lo spirito, nel caso dell’agenzia di Taranto trova una sua ben precisa identità e immaginazione, in quella del dr. Corrado Alessandro Morelli, egli stesso per primo appassionato d’arte prima ancora di dirigente d’agenzia, fino dal suo personale investimento nell’acquistare uno dei pezzi più rappresentativi della carriera artistica di Ezia Mitolo, tuttora esposto proprio nella sede di via XX settembre, a Taranto.  

Un binomio che tra arte visiva e business rilancia le risorse umane locali, a metà tra strumento d’immagine corporate innovativo e testimonial di caratura internazionale, soprattutto perché Ezia Mitolo ha saputo costruire negli anni un curriculum decisamente interessante, senza però prendere mai distanze tra spazio-opere-pubblico, tre elementi fondamentali che si evolvono in un ‘tutto unico’ particolarmente rappresentativo. Un sistema di marketing mix che integra nuovo mecenatismo, comunicazione istituzionale e evento culturale per portare un refresh alla percezione ormai vetusta e oggi, in particolare, assolutamente anacronistica di ‘cultura d’impresa’. Un formidabile gioco di ‘coppie’ dunque, quello di GENERALI ITALIA S.p.A. ed Ezia Mitolo che insieme ad un altro duo creativo: Angelo Raffaele Villani di Rossocontemporaneo (‘Another Me’ – MarTa Museum) e Cristina Principale (Exibart), hanno finalmente portato una significante fascia di pubblico per cambiare la percezione di ‘cultura d’impresa’ in ‘impresa per la cultura’, senza necessariamente snaturare l’identità originale e la mission dei principali interpreti di questa exhibition.

Decisamente affascinante la risposta dei diversi gruppi di persone intervenute, tra giornalisti e visitatori, di qualsiasi età ed estrazione, letteralmente assorbiti da spazio, opere installate e non ultimo, il progetto interattivo ‘Introritrattiamoci (‘Introportraits’ nell’appuntamento festivaliero del 2011 EAF, in territorio scozzese)’’ in cui i partecipanti hanno preso diretto contatto fino a diventare essi stessi artisti o anche soltanto, ‘obiettori di coscienza’ rispetto a cosa vuol dire creare arte e in modo assolutamente spontaneo e incondizionato. Basta soltanto guardare, guardarsi, ascoltare e ascoltarsi, diventare parte integrante di un progetto divenuto molto più che semplice comunicazione commerciale o culturale, nel senso più passivo e poco contemporaneo del suo significato primario.

Un noto curatore d’arte, in sede ad una delle sue lezioni, proiettando su uno schermo gigante, due foto affiancate di Albert Einstein e Andy Warhol domandò al suo pubblico: ‘Secondo voi, chi tra questi due personaggi è il più creativo?

Noi di Tablet, dopo aver visto e partecipato al finissage con ‘Introritrattriamoci’ nella sede Generali di Taranto, proprio quella straordinaria serata di Venerdi, 3 Febbraio, ci siamo fatti più o meno la stessa domanda: come può un’impresa di un brand così ramificato trasformarsi in una galleria, anche se temporanea, esponendo una mostra di un’artista così unica e, per certi versi, complessa come Ezia Mitolo (‘Quadriennale di Roma’, ‘Arte & Maggio’, ‘Public Art Festival – EAF’, Edinburgh, ‘ItaliaModerna’ – Istituto Italiano di Cultura Edinburgh – Italian General Consulate in Scotland and Northern Ireland) in collaborazione con due professionisti della comunicazione e della curatela quali: Angelo R. Villani e Cristina Principale, tanto da rendere vibrante e creativo anche il vasto pubblico presente alla serata? L’impresa del futuro, proietta dunque le stesse visioni, azioni creative e comunicative di chi opera per definizione nel panorama artistico-culturale e della comunicazione di massa?

A risponderci, abbiamo invitato proprio i principali attori dell’evento appena concluso e ospitato per circa due mesi. In esclusiva per Tablet.

 

1) Dr. Corrado Alessandro Morelli, intanto grazie anche a lei per essere nostro ospite. Oggi sembra proprio essere cambiata la vecchia concezione di dirigere un’impresa, soprattutto per chi si occupa di investimenti in tantissime nazioni come il vostro gruppo. Perché proprio un evento di arte contemporanea così unico e solitamente appannaggio di gallerie o musei di arte contemporanea?

C. A. M.  ‘Amo l’arte e, con Ezia, ho elaborato il progetto di portare un’iniziativa artistica, in uno spazio nuovo, insolito, non dedicato alla cultura, valorizzato dall’intervento dell’artista. Credo che l’idea di dar vita a questa mostra sia stata bellissima.

Si è creato così un bellissimo binomio tra l’arte, fruibile anche ai tanti clienti dell’agenzia ed il luogo di lavoro stesso, che risulta abbellito e più stimolante dalla presenza della opere che si possono ammirare in ogni punto della stessa agenzia’.

2) Fin dal primo momento lei ha creduto non soltanto nella partnership organizzativa dei due curatori ma anche in una totale partecipazione di tutti i collaboratori dell’agenzia di Taranto, a cominciare dalla comunicazione interna verso il pubblico incuriosito e ancora estraneo all’iniziativa. Che genere di difficoltà ha incontrato nel coinvolgimento attivo dei suoi consulenti?

C. A. M. ‘Il coinvolgimento è stato semplice e immediato, come tutte le novità che modificano abitudini consolidate e routine spesso noiose. L’idea che ci ha mossi e che abbiamo condiviso con tutti è stata duplice: da una parte aiutare l’arte ad uscire fuori dai circuiti tradizionali e spesso autoreferenziali e di introdurla in ambienti dove altre attività, professioni e impegni dell’uomo si muovono, per incontrare un pubblico più numeroso e scoprire nuovi mondi in un cammino di cambiamento e modernizzazione; dall’altra trasformare ambienti di lavoro spesso freddi ed impersonali in luoghi nei quali avvicinare chi ci lavora ed il pubblico alla comprensione  dei messaggi dell’arte’.

3) Il nostro BigTeam è composto da esperti del marketing e la comunicazione dell’evento, spesso utilizzati per fini istituzionali e per la corporate communication. Hanno trovato il lay-out della vostra sede molto simile a quelle di alcune gallerie d’arte internazionali di pari estensione e caratteristiche strutturali molto vicine alla vostra. Si tratta di pura coincidenza o davvero oggi, un’impresa come la vostra deve assolutamente avere nel proprio catalogo anche altre visioni?

C. A. M.  ‘Innanzitutto è cambiata la concezione degli uffici di una Compagnia di assicurazioni. Sino ad ora erano sempre “relegate” all’interno di condomini in piani intermedi perché concepiti come meri uffici amministrativi e burocratici. Oggi la prospettiva è completamente cambiata; le agenzie devono essere spazi commerciali e come tali ampie, visibili e fronte strada; spazi tradizionalmente dedicati all’esposizione. Essersi dotati di questi ambienti per le motivazioni commerciali suddette e non avere nulla da esporre dal punto di vista materiale ha fatto sviluppare proprio questa idea: creare un mix tra arte e impresa mettendo a disposizione i locali dell’agenzia ad artisti, di nostra conoscenza, per l’esposizione delle loro opere’.

4) Perché proprio Ezia Mitolo in questo start up tra arte e investimenti?

C. A. M. ‘La scelta di Ezia è stata spontanea e semplicissima - ci lega innanzitutto una grande amicizia e poi sono un estimatore della sua arte come sistema policentrico di più arti – pittura scultura, disegno ed immagini. Il modo di esprimersi di Ezia ha bisogno di confronti aperti con il pubblico ed averle offerto gli spazi della mia agenzia di GENERALI ITALIA S.p.A. le ha dato questa opportunità’.

5) Cosa immagina nel futuro Generali, sede di Taranto, nel binomio, ‘business e cultura’, in un ramo come il vostro, in particolare. Potrebbe rivelarci qualche visione?

C. A. M. ‘ Ho naturalmente una doppia visione.

Quella strettamente professionale mi porta ad avvicinare un segmento di clientela molto particolare che magari sino ad ora ignorava che GENERALI ITALIA si occupasse professionalmente di specifiche coperture assicurative dedicate alle opere d’arte (siamo, proprio in questo settore, i primi assicuratori in Italia) alle mostre, ai trasporti di opere d’arte ed alla protezione di collezioni private.

Per quanto concerne l’utilizzo degli spazi agenziali per eventi e manifestazioni artistiche, il successo di questa iniziativa mi spinge a proseguire nell’utilizzo inconsueto del nostro ambiente di lavoro. Tendiamo sempre a minimizzare le cose buone o a lamentarci perché, nella nostra città, siamo carenti di questo o di quello; offrire ad artisti uno spazio che potrei definire “indipendente” da l’opportunità a chi ha voglia di far conoscere la propria “posizione all’interno del sistema dell’arte (scrittori, pittori, scultori fotografi ecc.)“ e di avere una vetrina portando, lo ripeto, l’arte in un ambiente insolito, cioè proprio dove la gente vive e lavora’.

 

Ezia Mitolo, artista che oltre al suo affascinante curriculum, decisamente internazionale, trova una fortissima formazione accanto a personaggi come Francesco Somaini, Nicola Carrino, Arnulf Rainer, non ultimi, Karel Appel, Anish Kapoor, George Baselitz, giusto per citarne alcuni e recensita su magazine e giornali come Flash Art, Artribune, Drome, Repubblica, Exibart e Juliet, racconta così la sua esperienza nel condividere le sue opere in uno spazio molto diverso da un centro espositivo.

1) Ezia, a nome della community di Tablet, grazie anche a te per essere con noi. Il feeling tra te e lo spazio Generali di Taranto è nato praticamente fin da subito, malgrado tu sei ormai una vecchia conoscenza tra gallerie d’arte, eventi nazionali e internazionali, appuntamenti festivalieri, in Italia e all’Estero. Perché, alla fine, esporre proprio per un brand e non la solita galleria d’arte, anche se decisamente internazionale come Generali?

E. M. ‘Il motivo della scelta e del “feeling” è stato inizialmente sentimentale-affettivo. Nella sede delle Assicurazioni Generali di Taranto ha lavorato per circa un ventennio mio padre, scomparso diversi anni fa, e quel luogo per me, da allora, ha rappresentato sempre fonte inesauribile di ricordi e quindi luogo profondo di affezione; poi, l’amicizia con Corrado Morelli, amante sincero di arte contemporanea ed estimatore della mia (anni prima infatti, aveva anche acquistato un mio lavoro, esposto anche nella mostra) nonché la grande stima per le sue modalità di conduzione ormai decennale dell’Agenzia di Taranto. Il brand inteso come concetto legato a prodotti, servizi e business, sinceramente, è stata l’ultima cosa sulla quale ho riflettuto, il leone alato che regge il libro/vangelo con la zampa infatti, è stato da sempre da me identificato principalmente con il lavoro di mio padre; quel simbolo mi è sempre stato familiare, quel leone, un tutt’uno con lui che si dedicava con passione, serietà e rigore alla sua professione. Il brand è un nome, un insieme di valori, un simbolo, una combinazione di elementi attraverso cui servizi e prodotti si identificano. Il leone delle Generali con tutto quello che rappresenta nella sua totalità, mi ha sempre “assicurato” sicurezza. Potrebbe apparire ingenuo, ma l’emozione comanda. Ogni cosa. Amando generalmente le sfide, e concependo i miei progetti quasi sempre come installazioni, l’idea di esporre in spazi non preposti ad accogliere arte contemporanea, è stata anche in questa occasione molto stimolante e divertente.’

2) Tu ami moltissimo il pubblico, qualsiasi pubblico, in qualsiasi parte di un punto imprecisato di mondo. Lo hai dimostrato in Francia, in Italia, Scozia, fino a riproporre opere e progetti interattivi in cui proprio il pubblico finisce nel diventarne una parte essenziale. Il tuo pubblico, anche se ti ha incontrato per la prima volta, subisce un transfer, partecipa, comunica con te, produce nuove visioni insieme a te, pur non avendo mai preso un pennello o un carboncino in  mano, e si diverte con te al di là delle differenze linguistiche, fino a produrre spontaneamente risultati straordinari. Quanto è importante, oggi per un’artista, qualsiasi artista, il supporto e il dialogo con un’audience?

E. M. ‘Amo il pubblico perché senza di esso non ci sarebbe comunicazione e scambio. E parlo del pubblico attivo, quello che si mette in gioco e riflette davvero davanti ad un’opera d’arte ponendosi delle domande, del pubblico che riesce a metabolizzare e “portarsi dentro” una nuova esperienza. Le mie prime interazioni risalgono ai primissimi anni 2000, quando alcune delle mie installazioni cominciavano a “muoversi”, a prendere vita anche attraverso una partecipazione attiva del fruitore. Alla Quadriennale di Roma del 2003 presentai “I grifi sibilanti”, un’installazione di grandi sculture dentro le quali il pubblico doveva soffiare per ascoltare i loro sibili, ottenuti con espedienti niente affatto digitali ma meccanici, artigianali.

Da lì, ho continuato ad avere l’esigenza di realizzare progetti con il coinvolgimento del pubblico, un misto di creazione di sculture, disegni, video installazioni, che attraverso un’azione, chiedono lo scambio estetico/emozionale tra i fruitori e l’opera. Il relazionarsi con l’altro, attraverso un’esperienza interattiva di scambio estetico/emotivo può portare alla scoperta della somiglianza, del riconoscimento dell’altro e del superamento di una condizione di solitudine, isolamento; e può inoltre accorciare, in una spontanea azione condivisa di reale contatto/scambio quella distanza che caratterizza il sistema complesso e spesso alienante in cui attualmente ci muoviamo tutti, al di là della falsa vicinanza che possono dare i social network e affini. L’interazione inoltre, la partecipazione soprattutto del fruitore “non addetto ai lavori” a questo tipo di esperienza, ha anche il compito di sensibilizzare ad una lettura più consapevole dei linguaggi comunicativi dell’arte contemporanea, spesso difficili da comprendere senza un’esperienza diretta, senza un “fare” più vicino a quello dell’artista. “Introritrattiamoci” dalla soggettività alla condivisione è un progetto on going project nato nel 2009, che ripropongo ad ogni occasione favorevole; è un progetto  mobile, mutevole, ed il risultato è sempre diverso e potente. Spesso nelle mie interazioni con il pubblico, lavoro partendo dal corpo e la traccia di un gesto, che può essere un’impronta, un movimento, un segno lasciato sulla carta, una “materia” manipolata (il corpo racconta tutto di noi). In “Introritrattiamoci” inizia tutto con l’impronta della bocca lasciata su un grande foglio condiviso.

Il progetto è nato principalmente sotto forma di installazione di disegni, dal nome “Introritratti” in cui disegnavo, partendo dall’impronta della mia bocca, (luogo di comunicazione, metafora di dialogo con se stessi, nutrimento psichico) il mio “intro-ritratto”, ovvero, “ritratto di dentro”, ritratto interiore, senza passare dai canoni della figurazione. Successivamente ho pensato che fosse un lavoro così intimo e profondo che mi sarebbe piaciuto condividerlo con la collettività; così è nato INTRORITRATTIAMOCI che ha il suono divertente di uno scioglilingua. E in effetti, con un po’ di rossetto spalmato sulle labbra, un pezzo di carboncino, e la condivisione di tanta intimità, si scioglie davvero “qualcosa”, per trasformarsi in “qualcos’altro”. Anche in questa occasione la risposta del pubblico intervenuto, numerosissimo e disposto a mettersi in gioco, mi ha lasciato piena di adrenalina e poesia. I dieci metri di disegni realizzati durante l’interazione, saranno inoltre installati in modo permanente nell’ufficio: la mia traccia che resta. Un grande omaggio.’

3) Alcuni membri del nostro BigTeam hanno avvero molto apprezzato il grande equilibrio tra installazione delle opere, nel rispetto dell’immagine strutturale della sede di un brand così importante e, prima di tutto, l’incredibile appartenenza di tutte le tue opere installate nei diversi locali dell’agenzia Generali Italia di Taranto. Sembrava fosse nato tutto nello stesso istante e che tutto, proprio tutto, fosse il risultato di un progetto unico già precedentemente concepito. Come te lo spieghi?

E. M. ‘Ho accolto con molto entusiasmo, insieme a Cristina Principale, curatrice della mostra, la proposta di Corrado Morelli di esporre nel nuovo ufficio a piano terra: un ufficio dall’arredo molto minimale, essenziale, dalle soluzioni di spazi decisamente stimolanti, come la stanza degli specchi del piano/mansarda e relativa balaustra a vetro, o gli altissimi soffitti a scala. Successivamente abbiamo pensato al tipo di allestimento da proporre decidendo di dare un taglio “temporale”, e, coinvolgendo anche il vulcanico Angelo Villani, siamo partiti con la scelta delle opere in base all’accessibilità e accoglienza degli spazi dell’ufficio. L’esposizione, avrebbe “raccontato” per tappe, “Capitoli” appunto, alcuni dei passaggi  essenziali della mia ricerca poetica, attraverso una trentina di opere. Questo tipo di scelta, è stata dettata più che altro dal desiderio di raccontare alla mia città (a conoscenza principalmente dei miei progetti di denuncia per il disastro ambientale in cui versa da anni o a quelli comunque legati alla sua valorizzazione, potenzialità e bellezza) attraverso alcune tappe del mio percorso artistico iniziato alla fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta, una visione più completa ed esaustiva della mia ricerca. Le installazioni, in modo quasi naturale, si sono accomodate integrandosi armonicamente negli spazi dell’ufficio, alcune soluzioni in effetti, sembravano nate insieme alle strutture. Me lo spiegherei con la passione con cui si è lavorato in squadra sin dall’inizio, con l’esperienza di Angelo e Cristina e con lo spirito di entusiasmo e collaborazione, che, a partire da Corrado, ha contraddistinto tutto il percorso organizzativo.’

 

Cristina Principale, storica e critica d’arte, reviewer per ‘Exibart’ e curatrice, già da diverso tempo si occupa del lavoro e del percorso creativo di diversi artisti, non ultima Ezia Mitolo della quale ha direttamente seguito l’esposizione presso l’Agenzia Generali Italia di Taranto.

1) Dott.ssa Principale, lieti di ospitarla in Tablet. Parliamo dell’esposizione per questo evento. Il lavoro di quasi trent’anni di un’artista come Ezia Mitolo richiederebbe una retrospettiva in un museo di Arte Contemporanea. Come è stato possibile con pochi pezzi dell’artista riuscire a trasformare letteralmente un’impresa in un nuovo contenitore di eventi?

C. P. ‘L’occasione è nata dalla spontanea sintonia d’intenti col titolare dell’agenzia e collezionista Morelli, il quale conserva nel suo ufficio un grande disegno su tela firmato dalla Mitolo del 2005.  Mi ha entusiasmata condividere con lui l’attenzione al lavoro di Ezia e ancora più colpita la capacità che la sua arte ha di pervadere la quotidianità ed arricchirla. Si è fatta strada in breve tempo la volontà di superare i confini di una classica mostra museale, bensì di installare le opere negli spazi dell’agenzia con effetti insoliti di modo da avvicinare il pubblico all’arte contemporanea anche nei momenti comuni, quelli in cui non la si sta cercando! Dove se non in un ambiente di lavoro e incontro? Ebbene, conoscendo da vicino la produzione dell’artista abbiamo distillato il percorso di visita in appena trenta pezzi datati dal 1997 al 2016, articolandolo per “Capitoli” della sua carriera trentennale. Un excursus cronologico e tematico, un assaggio della fantasia di cui è capace’.

2) Se si trovasse nella condizione, in poche battute, di dover definire un lavoro così sterminato e totale come quello di Ezia, come la presenterebbe?

C. P. ‘Il corpus di Ezia Mitolo mi appare sempre connotato da almeno due elementi: la voglia di toccare con mano gli oggetti del mondo – e questo le rinviene da una originaria vocazione alla scultura, suo medium di nascita artistica – e la capacità sempre esplicitamente espressa di rappresentare gli oggetti dell’anima, quelli altrimenti intangibili. La prorompenza del messaggio sta nel rendere visibili processi emotivi in cui a ben guardare ci si ritrova universalmente; ritengo che le sue opere riescano e trasformare il “qui e adesso” in “ovunque e sempre”. Uno studio costantemente in progress, il suo, che ha in sé la forza della metamorfosi e che l’esposizione nell’agenzia Generali ben dimostra.’

3) una storica e una critica dell’arte di solito si concentrano nel recensire o, se più le piace, offrire altre visioni di quello che potrebbe essere l’azione creativa di uno o più artisti, quasi sempre esposti in Musei o gallerie d’arte o esibiti in Fiere specializzate. Scrivere a proposito di un evento all’interno di un’agenzia di investimenti e prodotti assicurativi non potrebbe risultare rischioso, per chiunque fa un lavoro come il suo?

C. P. ‘In questo contesto, tutt’altro che votato all’interiorità, ci ho tenuto a curare il dialogo con la città per restituirle l’occasione di conoscere le esperienze di Ezia Mitolo artista, oltre che di attivista impegnata per la causa ambientale a Taranto, e approfondire così parte del suo pregevole lavoro.

Questo d’altronde è il lavoro del curatore, che ha il privilegio di scegliere, organizzare e presentare attraverso i suoi occhi, predisponendo all’incontro con il pubblico. In “Generali per l’arte” anche il testo d’accompagnamento alla visita è stato uno strumento diretto a rasserenare il rapporto con l’espressività dell’artista. A Taranto dove la necessità culturale si infiamma nell’aria appannata, ritengo che l’arte possa e debba essere dappertutto!

Inoltre, gli ambienti dell’ufficio che ci ha ospitati, aperti e luminosi, hanno consentito di valorizzare forme e contenuti garantendo l’effetto di apertura che con Angelo Raffaele Villani cercavamo. Ad maiora semper!’

L’architetto Angelo Raffaele Villani, responsabile dell’agenzia di comunicazione e promozione eventi Rossocontemporaneo, ha fortemente contribuito alla riuscita in un team di partners molto diversi eppure ben integrati tra loro.

1) Grazie anche a te, Angelo per il tuo contributo nel nostro magazine. Qualcuno ti chiama ‘last minute events man’, dopo aver appreso dell’installazione nel prestigioso Museo Archeologico Nazionale come il ‘MarTa’ di Taranto, in cui con la cooperazione di tutti gli artisti invitati a partecipare, in quell’evento chiamato ‘Another Me’ con video-installazioni perfettamente integrate tra gli spasi e le collezioni già presenti. Ora, con quest’ultimo evento, installato nell’agenzia Generali Italia , sembra abbiate deciso di concedervi un po’ più di tempo nei diversi step della sua realizzazione. Cosa ti è particolarmente piaciuto esattamente, nel tuo coinvolgimento in questa exhibition?

A. R. V. ‘Ringrazio innanzitutto per il “last minute events man”. Corrisponde a verità. Al MarTa, con ‘Another Me’, questo è accaduto, ma non immaginavo francamente di dover meritare questo “ambito riconoscimento”, da un magazine estero, poi. Quindi grazie davvero (l’intervistato ride).
In merito alla bella esposizione organizzata presso GENERALI S.p.A. Sede Principale di Taranto, nella quale l’artista tarantina Ezia Mitolo entrava in mostra attraverso un lungo percorso di visioni e intuizioni particolarmente creative, penso siano diversi i momenti di interesse per avermi visto parte attiva e tra gli attori principali. In primis la decisa vicinanza ad una delle artiste più interessanti del territorio ionico e pugliese, alla sua energia inesauribile, alla sua generosità nei confronti di un territorio spesso arido ed ostile verso tutto ciò possa rappresentare novità ed eccezione rispetto ai canoni di una condivisione ordinaria delle cose. In secondo luogo per l’interesse per l’artista, per il suo momento creativo, che seguo ed apprezzo da anni, ormai. Un percorso che ho spesso affiancato e promosso, negli ultimi anni, dal mio ritorno in terra di Puglia. Al piacere (o dovere, oserei dire) nell’affiancare e promuovere il lavoro di Ezia Mitolo, il piacere di aver fatto parte di uno staff sperimentale ma vincente, in un mix di sinergie positive. Dalla curatrice Cristina Principale, a Corrado Morelli, agente e referente di questa storica Agenzia assicurativa, alla stessa vulcanica artista Ezia Mitolo, uno staff efficace, in cui Rossocontemporaneo ha avuto il piacere di aggiungersi. In più, non ultima, la volontà di proporre luoghi alternativi di Bellezza a questa città che diventava una mission dalla quale Rossocontemporaneo, nel ruolo di “agitatore culturale” del territorio ionico insieme ai partners, non poteva esimersi dallo sperimentare. Una scommessa che ha ottenuto i risultati prefissati insieme. Fin da ora, fin da questo primo appuntamento espositivo e culturale, la sede delle GENERALI di via XX Settembre si propone come luogo di una Bellezza altra, nel quale investire con un possibile calendario espositivo e di intrattenimento culturale, humus necessario per elevare qualitativamente le sorti di questa città con molte contraddizioni e molte potenzialità.
Ci è piaciuto tutto: dall’idea di prestare all’arte un luogo inconsueto, alla sfida in un territorio particolare che da sempre è la nostra mission culturale prioritaria, non ultima l’energia di tutti gli attori coinvolti. Una variegata combinazione di know-how confermata dalla risposta del pubblico, dei tantissimi partecipanti entusiasti. Lo stesso é accaduto al finissage, ad esempio, dove l’artista Ezia Mitolo ha messo in scena un perfetto momento di interazione tra arte contemporanea e l’entusiasmo neofita dei tanti intervenuti.
In realtà, proprio questo momento finale di ‘INTRORITRATTIAMOCI’, stimolando il massimo coinvolgimento del pubblico, è diventata la punta della celebrazione lirica di un’opera, già di per sé convincente.’

2) Tu sei piuttosto esperto di comunicazione. Quanto è davvero possibile, oggi, intendere e far passare la comunicazione di un’opera di qualsiasi artista attraverso un marchio storicizzato come Generali Italia , senza confonderne però le rispettive caratteristiche? Insomma, come si fa a convincere che anche un’impresa oggi ha bisogno di un evento d’arte e gli artisti hanno bisogno di nuovi mecenati? Molti imprenditori e artisti restano ancora molto scettici in binomi come questi, proprio perché possono nascere alcuni conflitti d’interesse. Sbagliamo, forse?

A. R. V. ‘Tra le diverse anime di Rossocontemporaneo, la comunicazione gioca un ruolo fondamentale, già da 15 anni ormai, raccogliendo esperienze precedenti, e non tutte soltanto pugliesi.

Il connubio tra arte e cultura e mondo imprenditoriale è un dato di fatto, acquisito, e forse da secoli direi. Ricordiamo l’Italia dei Comuni, dal XV secolo in poi, fino alle casate dei Medici a Firenze, o dei Malatesta, gli Estensi, il papato, i Borbone, ancora altri. Periodi di magnificenza culturale in cui il Mecenatismo, pratica secondo la quale nobili e clero (i Signori dell’epoca) competevano, vantando la presenza a corte di noti e promettenti artisti, garantendosi le più variegate prestazioni artistiche e culturali. La Bellezza delle arti, simbolo di potere, divenne poi status di esclusività. La produzione di bellezza come momento necessario per la celebrazione della propria forza, diventava messaggio implicito di controllo nei confronti della società dell’epoca.

Oggi diremmo: operazioni di marketing? Bene: spesso sì. Da una parte la necessità di contornarsi di bellezza e di goderla in prima persona, dall’altra di proporla come manifesto del proprio status.

Questa pratica di promozione dell’arte, molto viva in passato, oggi risente di una generale flessione, per un calo culturale ed intellettuale evidente, anche se poi importanti realtà imprenditoriali (vedi i casi a Roma con Fendi a Fontana di Trevi, Della Valle al Colosseo, Fondazione Sanpaolo ed altri gruppi ancora), promuovono comunque grandi interventi di recupero, restauro e, in generale, di tutela e promozione della bellezza.

Oggi, un altro tipo di mecenatismo contemporaneo e su soglie più accessibili si gioca tra professionisti e piccole aziende. Gli stessi galleristi sono mecenati, quando investono sforzi sulla promozione e diffusione di artisti, la cui ricerca sia ritenuta in linea con propri canoni di interesse e con i gusti della propria clientela.

Oggi è il “mercato” stesso il propulsore necessario a stimolare interessi di reciproca collaborazione. Da una parte l’azienda, che ha necessità di affermarsi, di esplorare aree di visibilità ed utenza nuove, oltre a rendere “nobile” la propria mission, spesso un po’ troppo utilitaristica; dall’altra gli artisti, che provano ad inserirsi in canali non standard ed estranei al circuito classico rappresentato da fiere, gallerie o qualsiasi appuntamento in luoghi istituzionalmente gravitanti attorno al settore culturale. Nello specifico, il nostro, un’Agenzia assicurativa mette certamente in contatto il mondo della bellezza con una utenza non sempre abituata a frequentazioni di musei e gallerie, e ciò non sempre imputabile ad un personale disinteresse. In questo caso, abbiamo prodotto un movimento contrario: non è l’utente che si sposta verso l’arte, ma è l’arte che entra in casa dell’utente. Pratica questa, ormai sempre più diffusa. Elementi necessari: lungimiranza degli attori presenti nel processo organizzativo; disponibilità a (ri)mettersi in gioco sotto visuali di differente lettura, uno spazio che da ufficio si tramuta in luogo-scenario polivalente, dove il confronto travalica l’utilitarismo del ‘servizio’. La gente così rivive un coinvolgimento nuovo, vibrante, vitale.’

Biografia di Gugliemo Greco Piccolo

Art director, corporate reviewer e cultural connector, da diversi anni opera nel campo della corporate image, brand design e cultural communication events; cultural informer e visual art reviewer, particolarmente esperto nei movimenti e l’evoluzione del fumetto d’autore come forma d’arte a forte impatto sociale, negli ultimi trent’anni, in Europa e nel Mondo; possiede un’impressionante collezione privata di serie regolari, graphic novels, numeri speciali e riviste di fumetto d’avanguardia internazionale e americano. Per Tablet2.0 è coordinatore tecnico per l’area UK.

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