Kubedesign: Il Cartone Ecofriendly Si Racconta in un Nuovo Rinascimento 3.0
Forme, tecnologie e new style di un materiale “povero”, oggi evolutosi di nuove idee radical chic
E pensare che diversi decenni addietro, l’artista pop afro-americano Jean-Michel Basquiat, lo usava sotto forma di scatole giganti, come casette usa e getta per dormirci dentro, mentre sbarcava il lunario tra le strade di New York, prima del suo fortunato incontro con Andy Warhol.
Diversi street dancers ne usano, ancora adesso, le facciate più resistenti come basi su cui esibire il loro talento nella hip hop e breakdance style, sparsi tra le centinaia di città turistiche nel pianeta. E ancora, diversi bambini, tra asili e scuole, ne usano gli scarti in diverse forme, ridipingendoli fino a creare teatrini e scenografie low cost.
Solo verso la fine degli Anni Ottanta, si inizieranno a intravedere alcune nuove idee, sparse qua e là, in cui il cartone, meglio se riciclabile, sostituiva il corpo di lampade o emergeva addirittura in tutto il suo new make-up dagli schizzi di Frank Gehry fino alla realtà della Wiggle Side Chair prodotta da Vitra, proprio in un momento in cui il design internazionale attraversava un periodo di stand by per trovare sfogo proprio nell’impiego di materiali altamente tecnologici o addirittura di uso comune, come il cartone pressato. Ovviamente, pur riproponendone spesso, un rilancio decisamente un po’ troppo al rialzo, con prezzi non proprio o non sempre, almeno, alla portata di tutti.
E anche dopo l’exploit nelle sue diverse forme, impieghi, e nuove reinterpretazioni in cui il cartone riusciva finalmente a tracciare un nuovo lifestyle, la sua originaria funzione di materiale essenzialmente da imballaggio o packaging, tornerà a farla da padrona in una flessione del mercato rispedendo il cartone alla sua funzione primaria. Bisognerà attendere l’avvento dei primi macchinari di realizzazione in 3D per risvegliare dalla crisi un materiale alla fine, “povero e riciclabile”, reinventando un altro modo di intenderlo e produrlo, offrendo un nuovo campionario di idee, finiture e fruizione di nuovi oggetti del desiderio. Per fortuna, nuovi cervelli non in fuga, di indiscutibile talento e creatività che da circa un buon decennio, condividono, si incontrano e si sperimentano nel lancio e la realizzazione di nuove idee business, oggi diventano protagonisti assoluti in show come TedX, Talent Garden, etc., mostrando idee, progetti ed esperienze che li rendono unici sotto un’unica tag generazionale: gli startuppers. Alcuni di loro, in Italia, da azienda familiare di lavorazione di cartone ondulato per packaging, si reinventano fino ad allestire tutti i Talent Garden ed altri eventi tra cui quello a Malta per il Papa Benedetto XVI proprio per rilanciare la loro personale idea di cartone, combinato al design e funzionalità, restituendo la giusta dignità e valore ad un materiale che oggi compete, senza più complessi d’inferiorità con complementi e status-symbols, autentiche superstar del design internazionale.
Stiamo parlando di Kubedesign, azienda che da una storia di famiglia, cambia pelle in una realtà produttiva che sta facendo parlare moltissimo di sé e dei suoi complementi, rigorosamente in cartone ondulato e materiali compositi che, proprio attraverso le nuove tecnologie 3D, software sofisticatissimi e, soprattutto, nuove idee, il più possibile eco-friendly e sostenibili, inizia un viaggio nel nuovo Rinascimento del design 3.0, al di là di qualsiasi frontiera rintanatasi nell’indifferenza e da un possibile spauracchio brexit, perché oggi, le crisi si sconfiggono soltanto con nuove idee e strategie di innovazione mirate.
Cose di cui ci spiegherà un po’ meglio, Naz Mengoni, p.r. e co-founder di Kubedesign, di Osimo, in provincia di Ancona, Italy. In esclusiva per Tablet.
1) Intanto Naz, veramente grazie per essere con noi. Insomma, da quanto abbiamo osservato, i complementi by Kubedesign hanno letteralmente spaccato, per dirla come Skin, al TAG (Talent Garden). Poi, é arrivato anche un evento che ha visto proprio Papa Benedetto XVI, non solo figura spirituale ma vera istituzione internazionale. Allora, ci racconti tutto, com’è iniziata?
N.M. Posso dire oggi, che la Kubedesign è nata da una naturale evoluzione della tradizione familiare. La mia famiglia continua a produrre packaging, mentre mio fratello ed io da qualche anno abbiamo dato vita alla Kubedesign. Tutto è iniziato sottoponendo l’idea al nostro primo investitore, nostro padre, ed oggi dopo alcuni anni siamo riusciti a creare prima e divulgare poi quella cultura di impresa green oriented. Fin dal principio ci siamo imposti di seguire la linea del Design, ecco da qui il nome dell’azienda… perché grazie alla particolare attenzione dei dettagli e alla funzionalità degli articoli della nostra collezione, possiamo dire che ogni nostro prodotto è paragonabile ai materiali tradizionali. Di pari passo con il design abbiamo sviluppato il ramo d’azienda B2B. Da qui nascono numerosi progetti. Il contract più importante di questi è quello che abbiamo allestito per Papa Benedetto XVI a Malta nel 2010. Trono, Altare, 900 sedute per i prelati da tutto il mondo, inginocchiatoi… tutto in cartone. E’ stato un allestimento che ci ha riempito di orgoglio. Da lì in poi abbiamo allestito anche strutture importanti con i Talent Garden per i quali ci occupiamo della realizzazione di tutti i tavoli e le sale riunione… di eventi fieristici, visual per vetrine di negozi… etc. etc.
2) Per ogni impresa o azienda, di tipo familiare, con una storia ben precisa alle spalle, è sempre molto difficile affrontare nuove politiche di strategia imprenditoriale. Chi è stato l’osso un po’ più duro da convincere che era giunto il momento di intraprendere nuove sfide?
N.M. Per fortuna i nostri genitori hanno una visione del futuro molto “alla moda” per cui sono stati i nostri primi supporter. Abbiamo creato un business plan tutti insieme e, in qualche anno, iniziando praticamente da zero, oggi siamo arrivati a fatturare quasi 1 Milione di Euro e siamo pronti ad internazionalizzarci. Siamo infatti alla ricerca di partner per poter sviluppare la nostra green oriented mission creando delle repliche della Kubedesign Italia.
3) Domandona: nelle primissime apparizioni di oggetti o comunque complementi, in cui il cartone ondulato era chiamato a mostrare tutte le sue performance, prima o dopo l’usura, ne ha sempre e soltanto evidenziato la sua naturale fragilità. Alla fine, parliamo sempre di cartone. I vostri prodotti non temono la stessa sorte? In cosa sono veramente diversi e perché così duraturi?
N.M. In Kubedesign abbiamo ragionato in maniera diversa fin da subito. Abbiamo 2 linee di prodotto, una collezione per il mondo del design che è vendibile nel mercato retail tradizionale e una per il mondo degli allestimenti che produciamo solo per le aziende per eventi. E’ una distinzione fondamentale che ci contraddistingue da tutte le altre realtà esistenti. Tutti oggi posso prendere un foglio di carta/cartone e creare qualsiasi gadget, ma per noi il valore dell’azienda è un altra cosa. La cultura d’impresa e l’idea del posizionamento di mercato che abbiamo lanciato è stato chiaro fin da subito, ovvero fare design. Per questo abbiamo studiato circa 50 tipologie di cartone differenti e differenti tecnologie per la lavorazione. Oggi il risultato è che ogni articolo della collezione design è studiato con la tipologia di cartone più adatta che permette il paragone per durata e resistenza agli articoli realizzati con materiali tradizionali.
Per raggiungere questo standard e posizionarci nel mercato del Design abbiamo deciso di “abbinare” al cartone anche altri materiali che aumentano le prestazioni dei nostri articoli; infatti tutti gli elementi frontali sono realizzati in materiale riciclabile antiurto, i top dei tavoli in materiale idrorepellente, nei mobili sagomati ci sono piedini di rinforzo nel basso e cerniere in legno, le lampade giganti sono abbinate ad un plexiglass luminescente… etc etc. per noi è fondamentale che gli articoli della collezione siano perfetti. A differenza di un mercato che è nato negli ultimi due anni in cui chi utilizza il cartone lo fa in maniera “hip", per noi è importare esaltare le qualità degli articoli che produciamo, noi vogliamo dare anima e forma ai nostri elementi come non si riesce a fare con i materiali tradizionali!
Avendo investito molto in ricerca e sviluppo vogliamo posizionarci nel riferimento del design e non del basso costo. D’altronde come nel legno, nei metalli e nella plastica ci sono articoli molto, molto economici. Anche nel nostro settore, tra qualche anno, ci si distinguerà tra aziende che hanno puntato sui numeri e chi, proprio come noi, sulla qualità.
4) In diverse trasmissioni televisive e apparizioni product placement, diversi vostri complementi si fanno subito notare, inclusi alcuni degli ospiti seduti sopra. E dunque, ogni vostro complemento racconterà nuove storie. Se vi diciamo, ad esempio, Mika… Qual è la nuova storia che Kubedesign potrebbe raccontarci?
N.M. Si, nell’ultimo periodo abbiamo fornito gli arredi per diverse trasmissioni televisive e fiction. Se mi dici Mika, oggi ti direi subito che mi piacerebbe realizzare un sogno che abbiamo nel cassetto ovvero realizzare un ambiente di registrazione o un evento musicale con una serie di idee che sono sicuro rivoluzionerebbero anche la propagazione del suono… non posso dire di più perché alcuni brevetti che stiamo realizzando sono sotto analisi e il mondo della musica e dell’entertainment nei prossimi anni ci potrebbe vedere come validi supporter…Dico questo perché sempre più ci stiamo spostando nel lavoro tailor made contract. Sempre più facciamo progettazione, mi spiego meglio: oggi Kubedesign è in grado di COSTRUIRE con le diverse tipologie di materiale che utilizziamo, chiamarlo cartone forse non aiuta perché alcuni di questi materiali sono resistenti come il legno ma molto più leggeri. Quando dico costruire parlo di elementi portanti. Per noi oggi il 70% del lavoro è realizzare quelle forme che nei materiali tradizionali sarebbe impossibile da fare o molto, molto costoso. Parlo di elementi come quelli che ideiamo per l’allestimento dei visual delle vetrine per catene di negozi o di allestimenti fieristici…per noi è lo stesso, quando ci sottopongono un progetto a seconda della durata e del budget che ci fornisce il nostro cliente partner suggeriamo di costruire con un materiale in cartone più tosto che un alto. Tra i lavori più importanti ricordo un allestimento di circa 200 mq. che abbiamo fatto per un nostro partner. Una vera e propria casa totalmente realizzata con travi e mura di cartone che abbiamo installato ad HOMI, Milano nel 2016.
5) Design, Tecnologie, Innovazione, Eco-sostenibilità, Persone. Nell’obbligo di una scelta restrittiva, quali di questi 5 elementi sareste disposti a eliminare per continuare ad essere quello che siete diventati? E perché?
N.M. Non possiamo eliminare nessuno di questi elementi se la volontà è guardare al futuro.
Dico sempre ai miei collaboratori che tutti potrebbero “acquistare” la tecnologia e l’innovazione ma senza le menti delle persone che poi la creano il resto non esisterebbe. Poi aggiungo sempre che senza il design non esisterebbe l’eccellenza e senza l’ecosostenibilità non si avrebbe la responsabilità di salvaguardare le prossime generazioni. Siamo in un periodo storico che sarà ricordato per anni ed anni. Solo con la determinazione a la voglia di non mollare mai e guardare oltre possiamo cambiare il mondo.
6) un lato positivo ed un aspetto negativo che spesso, molti cambiamenti, riservano quasi sempre in un processo di rinnovamento. Quali sono stati o quali sono ancora oggi, per Kubedesign?
N.M. Il lato molto, molto positivo è che siamo solo all’inizio. Noi ci sentiamo pionieri di un mercato che prima non esisteva in maniera industriale e sono sicuro nel futuro diventerà molto, molto importate come valore economico. Oggi non immaginiamo neanche cosa faremo tra qualche anno non molto lontano con quello che oggi chiamiamo cartone ma che nella realtà è un materiale strutturale, come dicevo prima sicuramente COSTRUIREMO. Un lato negativo è proprio la parola cartone. La cultura ci porta a paragonarlo agli imballi. In realtà noi parliamo sempre di un legno molto più leggero. Faccio un esempio per far capire meglio: ci accade spesso di confrontarci con diverse tipologie di persone. Quando parli a un 60enne di un arredo in cartone ancora ride e non ci crede, pensano che sia un gioco ma quando lo provano e testano si rendono conto della validità…ma accade anche che quando lo fai provare lo stesso arredo ad un bambino di 5/10 anni questo non associa il materiale a niente di quello che conosce e lo riconosce come un materiale come un altro… per noi quel bambino tra 10/15 anni sarà nostro cliente.
7) Kubedesign si avvale di tecnologie e apparecchiature piuttosto versatili, ci sembra di capire. Questo significa che un giorno, visitando la vostra azienda, se fosse la nostra community a chiedervi di realizzare uno o due complementi, utilizzando decorazioni o forme (laddove è possibile) da noi ideate, sarebbe un’opzione da considerare?
N.M. E’ già possibile farlo. Oggi solamente per ragioni di costi è un processo che portiamo avanti solo per le aziende, ma appena avremo la possibilità di creare strutture a nostro brand è un servizio che vogliamo dare al consumatore, vogliamo dare la possibilità ad ognuno di diventare designer e grafico del proprio articolo. Siamo o non siamo diventati un popolo di maker?!?!?!?!
8) Permeabilità e Infiammabilità, specialmente quando parliamo di cartone, sono i primi due nemici da affrontare. Che succede in tal caso, ad un complemento Kubedesign?
N.M. Sì sono 2 temi che affrontiamo quotidianamente e anche qui la cultura d’impresa nello spiegare le caratteristiche dei nostri arredi è fondamentale e il discorso è molto semplice. Come per i materiali come il legno, la plastica o il metallo ci sono dei limiti, anche per il nostro materiale ne esistono.
Faccio degli esempi: se non trattiamo il legno questo non potrebbe stare all’aria aperta sotto la pioggia, come il plexiglas che, se non trattato, si ingiallisce al sole, proprio come se alcune lamiere, sempre se non trattate, arrugginiscono… così anche il cartone, se non trattato ha dei limiti. Per cui il discorso è lo stesso. Oggi siamo in grado con piccoli accorgimenti di rendere il cartone ignifugo e permeabile entro dei limiti.
9) Il design oggi, è ancora una scelta per pochi, inclusi alcuni dei vostri complementi, e immaginiamo anche per molte persone che ne sono sicuramente attratte. Perché spendere circa 900 € ad una delle vostre ‘Clorinda’, quando con circa 200 € in più oggi è possibile acquistare una poltrona in plastica da un designer molto più famoso? Non se lo chiederebbero in molti?
N.M. Oggi l’acquisto avviene in maniera differente rispetto al passato. Quello che offriamo è il miglior prezzo che riusciamo a proporre per un prodotto che ha delle caratteristiche uniche. Oggi il design sta diventando democratico, chi acquista prima si informa e vuole conoscere il prodotto. La leva trainante non credo essere più il “nome” del designer ma la qualità dell’oggetto che si compra. Lei in questo caso ha parlato della poltrona che richiede un’artigianalità importante per realizzarla, ma pensi alla lampada gigante “Mondo”, una lampada da terra h 110 cm con una grafica frontale stampata su plessi luminescente, che non solo illumina l’ambiente ma gli dona un effetto unico; se ci pensa bene, nel mercato non ne esiste una simile, in nessun materiale e, nel caso esistesse, non si riuscirebbe a produrla ad euro 780. Per noi è importante realizzare un design quasi artistico che solo grazie al nostro cartone si ha la possibilità di produrre.
10) Cina, Giappone, Spagna, Svezia, Regno Unito, USA. In quale di questi 6 paesi per primo vi piacerebbe esportare i vostri complementi?
N.M. Stiamo lavorando molto sull’aspetto dell’internazionalizzazione, e credo sia fondamentale esportare in quei paesi in cui un prodotto come il nostro possa essere ancora più apprezzato dalla cultura delle persone. Il sogno degli Stati Uniti è sempre tra i miei pensieri ma bisogna procedere per step e cercare partner/investitori che decidono di collaborare con noi per esportare la nostra mission… Passando magari prima per il Regno Unito per arrivare poi anche in Giappone. Siamo molto ambiziosi e crediamo che solo grazie alla collaborazione con quelle persone che sentono di possedere dentro quel qualcosa di importante, oggi possiamo creare un’azienda capace di far conoscere le nostre collezioni e divulgare il messaggio di un futuro realmente green oriented.
11) Architetti, professionisti, celebrities, fashion victims, interior designers, fashion designers, design furnitures stores. Quali di queste categorie, per prime, amano assolutamente i complementi Kubedesign?
N.M. Le lampade giganti, i mobili sagomati XXL, gli arredi e i complementi Kubedesign sono dei prodotti unici e totalmente trasversali. Il target di coloro che acquistano è veramente non definibile, ma tutti sono uniti dalla volontà di acquistare un prodotto emozionale. Credo che in ognuno dei prodotti che realizziamo ci sia veramente un pezzo della nostra anima.
12) Vi salutiamo con l’ultima domanda. Tra alcune delle vostre bellissime lampade dedicate ai comic heroes, non ci è sembrato di riconoscere Diabolik, Jeeg Robot o Gundam. Possiamo dirvelo? Ci siamo offesi. Cosa vi hanno fatto, proprio quelli?
N.M. Facciamo un passo alla volta… Oltre al design oggi abbiamo presentato una collezione di lampade molto d’appeal con l’immagine dei Superheros su licenza Warner Bros. Sono articoli anche in questo caso unici nel loro genere; Superman, Batman, Wonder Woman ci daranno una mano a far passare il messaggio che il futuro sarà ancora più roseo e green, al contrario di quello vogliono farci credere… d’altronde i Superheros sono delle lampade che una volta accese illuminano e ci proteggono nelle nostre case.
