Il Meglio Sud: l’Orgoglio Meridionale Fa Rima con Dignità delle Verità
Il Meglio Sud, la sconvolgente verità, soltanto la verità sui Nuovi Sud nel libro di Lino Patruno
‘E noi Meridionali zozzi come e’ ragne, cultivame pomodori intre vasche ebbagne’. Recitava ironicamente così, una vecchia canzone del cantante pugliese pop-folk Mimmo Cavallo, il quale a ridosso degli anni Ottanta, spopolava al Festival di Sanremo, rassegna canora famosa dovunque. Nella stessa rassegna, però, in un’edizione molto più recente di circa due anni fa, il cantante hip-hop napoletano Rocco Hunt, esprime un orgoglio shakerato con quella giusta dose di rabbia consapevole che incita ad alzare la testa per rivalersi su tutta una serie di soprusi che continuano a ripetersi, socialmente e politicamente, ai danni e con ancora veementi diffamazioni su terre che in realtà, contribuiscono non poco a mantenere molte regioni del centro Nord che ne vogliono addirittura la separazione in due Stati.
In effetti, ascoltando e guardando alcune videoclip, estrapolate da diversi programmi di “denuncia” e “di servizio” che sembrano ormai sovraffollare i diversi palinsesti di emittenti nazionali e private, abbiamo anche noi assistito a dichiarazioni decisamente disturbanti da parte di molte persone che abitano le aree calde (molti veneti e padani) di un certo odio per il Sud in territorio italiano, in cui le differenze tra Nord e Sud persistono ancora molto pericolosamente.
Un fenomeno, oggi, particolarmente inaccettabile dal momento che molte popolazioni del Sud Italia hanno fortemente partecipato allo sviluppo di centri floridi e attivi come Manhattan (oggi località cool di una certa upper class) e moltissime altre, sparse in altre nazioni.
Così come si può dire che L’Australia, ha visto il suo sviluppo grazie anche ad una delle più grandi comunità italiane al mondo, per lo più formate da popoli del Sud Italia. “Meglio separare il Nord dal Sud. Il Sud è una zavorra, lo è sempre stata, e poi non pagano nemmeno le tasse, dal momento che manteniamo noi, tutte quelle regioni”, afferma rabbiosa una dolce signora ultrasessantenne direttamente da un mercato rionale nel Veneto e, ci dispiace rilevarlo, in un italiano stentato e non esattamente corretto, proprio come altri intervistati. “Noi non odiamo quelli del Sud…”, spiega un altro signore in pensione in una cittadina padana, all’interno della stessa trasmissione “… però ci hanno portato disonore, mafia e corruzione. Meglio separarci”.
Ad allarmarci non é tanto l’affermazione in sé, da prendere come uno dei tanti modi di dire causati da una profonda ignoranza, quanto il giustificare un legittimo diritto a sopprimere, in fin dei conti, ciò che non si conosce. Perché il Sud Italia, appunto, non lo si conosce, non per la reale essenza e spirito di rivalsa, culturale e produttiva ma anche nelle sue più antiche identità e tradizioni storiche ultramillenarie. Un Sud Italia, lasciato solo non soltanto ad affrontare una delle ultime emergenze epocali come l’arrivo di migliaia di profughi disperati e in fuga da terre ostili e mortali, soprattutto per chi le abita. Un Sud italiano, già da qualche tempo, divenuto discarica operativa di interessi e abusi, parte di un disegno molto più grande che vede la diretta responsabilità dello Stato italiano in accordo con diverse lobby e connivenze che ne hanno preteso la condizione di sudditanza al limiti di ogni possibile sanguinosa dittatura.
Come voci contrarie, nel corso della trasmissione televisiva “Tagadà” condotta dalla giornalista campana Tiziana Panella dal titolo proprio: “Il Sud è una Zavorra?”, il noto critico e docente d’arte italiano, Vittorio Sgarbi, che ha curato gli allestimenti del Padiglione Puglia, una delle più grandi, ricche e visitate exhibition artistiche, incluse nel programma della penultima Biennale d’Arte di Venezia, affermava che “il Sud, i Sud in genere, sono il futuro socio-culturale ed economico su cui assolutamente scommettere e investire, nel rispetto e la programmazione di azioni e interventi valorizzanti e democratici”.
Una verità dimostrata da musei come quelli di Reggio Calabria e Taranto, considerati due tra le due istituzioni archeologiche europee più importanti, per storia e prestigio culturale; per non parlare della cittadina di Matera che da “vergogna nazionale”, oggi vanta essere il centro di start-up innovative e centro storico rivalutato proprio con i Fondi EU, tanto da essere premiata dalla Unione Europea per aver meglio utilizzato alcune delle risorse comunitarie. Intervistando moltissimi giovani del Sud Italia, alcuni di loro parlavano inglese, cinese e persino arabo, e tutti, almeno con una laurea in un particolare campo economico, storico o area tecnica. Dei ragazzi intervistati tra Sicilia, Calabria, Puglia e Basilicata, territori interessati nell’intervista, almeno il 30% di loro, aveva conseguito un master in Business and Economy in diversi stati europei e d’oltremanica. Nel Salento, Aforisma, una delle più grosse scuole di formazione avanzata in Business Management, lancia addirittura come slogan: “I Nuovi Manager Sono di Queste Terre”. Molti di loro, infatti, figli di imprenditori che esportano prodotti in altri mercati, Nord Italia incluso.
Lo stesso Sud che sforna talenti come scrittori, musicisti, attori, artisti e professionisti che oggi competono e si rapportano a mercati e territori che ne decretano e ne richiedono sempre di più il ritorno nei diversi Festival Internazionali e posizioni di alto profilo professionale. Perché in molte altre nazioni, persino quelle più scettiche e conservatrici, il Made in Italy sta già da qualche tempo evolvendosi in Made in Sud. Lo stesso Sud Italia di cui gran parte delle regioni non ne riconoscono quasi mai il talento, l’audacia, l’evoluzione di un laboratorio a cielo aperto in cui tantissime nuove imprese, innovative e originali, stanno facendo ormai molta notizia.
Un Sud patrimonio Unesco come quello degli gli ulivi, il cui massacro selvaggio (promosso con orgoglio dall’UE) è balzato su tutti i notiziari internazionali; e ancora lo stesso Sud dai mari limpidi e spettacolari violentati da trivelle e industrie assassine, e che al di là di tutti quegli oltraggi e abusi in corso, continua a testa alta nel lasciare letteralmente a bocca aperta, qualsiasi visitatore straniero. Gli stessi che una volta vissuta, anche solo accidentalmente, l’esperienza Made in Sud, confessano sempre o quasi: se avessimo anche solo il 15% di quello che voi avete qui, saremmo forse la nazione più ricca d’Europa.
Il meglio del Sud Italia, rivelato attraverso nomi, storie, azioni e dati oltremodo sconvolgenti, confermati da statistiche e numeri reali, raccontato da Lino Patruno, giornalista, ex direttore de La Gazzetta del Mezzogiorno” che nel suo nuovo libro intitolato, appunto: “Il Meglio Sud” (Rubbettino Editore) esprime tutto il valore potenziale e reale di terre che oggi iniziano a desiderare per prime, una possibile divisione della Repubblica in due nazioni perché l’elevato processo di scolarizzazione e istruzione di altissimo profilo, specializzazioni in diversi settori, la lotta alle diverse mafie e corruzioni, soprattutto quelle all’interno dello Stato, l’internazionalizzazione programmata e l’innovazione in progress ne fanno oggi, territori da cui temere ben più di qualcosa. Proprio perché le regioni del Sud di questo millennio, potrebbero soltanto migliorare e diventare la nuova differenza italiana. Bisogna, però, veramente volerlo, parola dello scrittore-giornalista Lino Patruno, intervistato in esclusiva da Tablet per meglio chiarirci in cosa esattamente, oggi, il Sud Italia si è davvero evoluto e perché cominciare seriamente a temerlo, soprattutto per quel Suo meglio, di cui nessuno parla e di cui, al contrario, sarebbe preferibile addirittura ogni possibile oscurante reclusione e soffocamento, escludendolo da qualsiasi strategia di sviluppo e politica di valorizzazione.
1) Gentilissimo signor Patruno, grazie per questo suo davvero importante contributo. Allora, dritti al dunque: “Il Nord mantiene gli italiani del Sud”, affermazione emersa da più di qualche persona intervistata tra le diverse regioni del Nord Italia. Abbiamo, però riportato testualmente i dati da lei descritti nel suo nuovo libro, “Il Meglio Sud”, cioè: “Il Sud assiste il Nord col pubblico impiego. Quante volte abbiamo sentito dire che il Sud è poco produttivo anche per il suo sproporzionato numero di dipendenti pubblici? Sorpresa, sono più a Nord che a Sud: 26 addetti ogni mille abitanti al Sud, 30 al Nord. Regione che ne ha di più: Lombardia. E se negli ultimi dieci anni sono diminuiti al Sud del 9 per cento, sono aumentati al Nord del 28%. Pagati anche con le tasse dei meridionali, ovvio”. Insomma, se quanto scritto è assolutamente vero, perché proprio il Nord Italia non ne è al corrente? Distrazione, strategie politiche e demagogiche? Cosa, secondo lei, esattamente?
L.P. Pregiudizio alimentato da cattiva informazione (quando non è addirittura informazione dolosa). Il fatto è che questo pregiudizio e questa cattiva informazione non sono un fatto folkloristico da Bar dello Sport. Sono il fondamento di politiche a danno del Sud. Tipo: visto che il Sud ha tanti dipendenti pubblici che noi del Nord paghiamo anche con le nostre tasse, riduciamo quanto lo Stato spende al Sud, esempio per servizi pubblici o opere pubbliche. Così il Sud si trova danneggiato due volte, partendo da un dato falso. Conosciuto però dai governi, che hanno fatto e fanno finta di niente.
2) “Il Sud assiste il Nord anche con gli interessi sul debito pubblico, Il Sud assiste il Nord anche con la Cassa integrazione guadagni, Il Sud assiste il Nord con gli incentivi alle imprese, Il Sud assiste il Nord con le aziende settentrionali che operano al Sud ma hanno la sede legale al Nord, Il Sud assiste il Nord a causa dell’evasione fiscale del Nord”. Insomma, questi sono soltanto alcuni dei diversi titoli che introducono gli argomenti che con dati e percentuali, rivelano, proprio come in un ben strutturato fiscal-thriller book, tutta una serie di contraddizioni di cui il Nord Italia dovrebbe forse cominciare a vergognarsi. Le domandiamo ancora una volta di scusarci ma, detto tra noi, se tutto questo è assolutamente vero, perché non diramare coraggiosamente tutte queste notizie via web e in tutte le trasmissioni nazionali? Potrebbe davvero essere l’inizio di una vera e propria rivoluzione culturale, oltre che” informazione di servizio pubblico”, allo stato puro, non pensa?
L.P. Ma figuriamoci, io lo faccio e lo fanno anche altri autori anche se non basterebbe mai. Io lo faccio scrivendo settimanalmente per il mio giornale, lo faccio ogni volta che presento i miei libri (e sono centinaia di presentazioni), lo faccio in tutte le trasmissioni tv in cui sono ospite e si parla di questo argomento. Lo sto facendo attraverso questa intervista, della quale ringrazio. E’ appunto informazione di servizio pubblico. Ma il lavoro è lungo e il pregiudizio ancora di più. Diciamolo: ai poteri forti del Paese fa comodo continuare ad avere il privilegio di politiche a favore dei territori più forti anche se basate su dati inesatti.
3) Molti giovani piccoli imprenditori e più storicizzati consulenti e manager, non ultimi, diversi imprenditori del Sud Italia, concordano tutti la stessa cosa: se tutte le regioni del Sud Italia decidessero di creare una opposizione fino a incoraggiare le giuste pressioni per un reale e inevitabile distacco del Sud dal Nord Italia, a soffrirne non sarebbe il Sud ma proprio il Nord, se consideriamo la lista infinita di realtà produttive e settori merceologici specifici in cui proprio il Sud Italia è principale fornitore. E’ vero?
L.P. Il Sud acquista oltre il 40 per cento di prodotti del Nord. Le imprese del Nord fanno profitti al Sud ma pagano le tasse al Nord. Le banche del Nord fanno profitti al Sud e riversano i loro utili nelle fondazioni bancarie che sono per il 90 per cento al Nord. Dei fondi europei beneficiano anche le regioni del Nord. Ecco perché il Sud fa comodo al Nord, tranne sparargli sempre contro. Ecco perché una separazione non conviene anzitutto al Nord. Un Sud separato invece potrebbe spendere tutte per sé le sue tasse, potrebbe beneficiare di tutti i fondi europei. Invece il paradosso è che è il Nord a lamentare il cosiddetto <residuo fiscale>, parte delle sue tasse che vanno al Sud. E’ vero, visto che la Costituzione parla di solidarietà nazionale e visto che è naturale che a pagare di più sia chi ha reddito più alto. Ma il Nord non calcola mai quanto gli ritorna in spesa dei consumatori meridionali, in spesa pubblica dello Stato, in fondi europei, in fondazioni bancarie e in tutti gli altri casi citati nella domanda.
4) “Il Sud Italia è un popolo di ignoranti e cafoni”. Un frase che abbiamo sentito spesso, talvolta anche dalle nostre parti. Se è davvero così, perché proprio nel Sud Italia, da qualche tempo, moltissimi stranieri hanno acquistato case, immobili rurali e in diversi periodi estivi, affittano case al mare o in aree collinari? Chi mente?
L.P. Gli stranieri sono molto più meritocratici degli italiani: di sicuro non verrebbero mai in un posto di ignoranti e cafoni. Ma lasciamo perdere, qui siamo proprio ad argomenti di bassa lega (si potrebbe dire di bassa Lega Nord).
5) Il Meglio Sud dovrebbe forse girare tra i tavoli di dirigenti universitari, Istituti Superiori, business school presenti in tutte le regioni del Sud, prima di aggredire altri canali di informazione e promozione, nazionali e straniere. Lo chiediamo perché il primo step di una reale e consapevole conoscenza delle realtà socio-culturali ed economiche del Sud Italia, potrebbe davvero iniziare proprio da chi, poi, potrebbe contribuire a cambiare opinioni e una obsoleta percezione culturale dure a modificarsi. Ha mai pensato di fare presentazioni mirate in tutti questi centri, invece di iniziare dalle librerie commerciali
L.P. Ma no, nelle librerie commerciali non farò più del dieci per cento delle mie presentazioni. Ripeto, il lavoro è lungo. E, diciamoci la verità, le classi dirigenti (a cominciare da quelle politiche) leggono poco e non conoscono. O gli imprenditori, pur validissimi, preferiscono l’incentivo statale più che differenti e più competitive condizioni di contesto, di territorio, in cui poter lavorare senza i costi superiori di partenza che subiscono oggi. Sono fondamentali le scuole, proprio quelle più assenti. Però quando un intellettuale come Galli della Loggia dice che nelle scuole del Sud non si crede più alla storia dell’unità d’Italia come finora raccontata, lancia un allarme che per me è invece una piacevole ammissione.
6) Cosa spaventa veramente il Sud Italia e di cosa invece lo Stato Italiano teme fortemente da un Sud nuovo e particolarmente attivo? Perché mostra così tanta paura di scommettere in territori, alla fine, dal valore potenziale così evidente?
L.P. La logica delle disparità territoriali è la stessa in tutto il mondo: esiste una parte forte perché c’è una parte debole. Il Nord è ricco anche perché il Sud è meno ricco. Diciamo infine che il Sud meno ricco paga la maggiore ricchezza del Nord. Quindi il problema non è che ci sia paura di scommettere su territori promettenti, c’è voglia di conservare il proprio privilegio. A danno della crescita di tutti, come dimostrano le leggi economiche e confermano tanti premi Nobel per l’economia. Miopia e suicidio.
7) Non vogliamo rivelare troppo de “Il Meglio Sud”, primo per non smorzare l’avvincente suspence con cui lei racconta dei diversi “Musei degli Orrori” di cui il Mezzogiorno è vittima, poi perché vorremmo che una fascia molto più allargata di lettori leggesse il suo libro e apprendere di come realmente “La Questione Meridionale” sia, alla fine, un progetto fallimentare intenzionalmente creato e voluto non soltanto da chi ha in precedenza amministrato e (non) rappresentato il Sud Italia ma anche di chi, intende ancora l’Italia amministrata in due (o forse più) Italie. Malgrado gli esodi verso altre nazioni, le terre del Sud, ancora numerose per popolazioni e quantità di comuni, oggi con moltissimi esempi produttivi e nuove realtà economiche, potrebbero seriamente opporsi seguitamente a quanto descritto nel suo libro. Perché, a suo avviso, ancora questo non avviene? In molti altri territori, molti cittadini stranieri consapevoli di questo, se lo domandano.
L.P. Perché il Sud non è ancora consapevole della propria forza. Ci sono autori secondo i quali il Sud dovrebbe ragionare (e muoversi politicamente) come un unico territorio e un unico popolo. Non è facile e nessuno vuole imitare la Lega Nord. Ma il Sud dovrebbe capire il suo potenziale elettorale, capire che le elezioni si vincono e perdono sempre a Sud. Qui ci sono le sue responsabilità, non riuscire a unire i propri punti di eccellenza, a fare squadra. Il minore sviluppo del Sud è una scelta ideologica nazionale per ricattarlo politicamente. Questo il vero punto.
8) Le rivelazioni raccontate nel suo libro potrebbero scatenare reazioni un po’ arrabbiate, proprio da tutti quei “personaggi e interpreti” che, in ordine di apparizione, potrebbero temere una certa presa di coscienza e quindi, molto possibile intraprendenza pubblica nell’imporre in programmi e politiche che vedano nascere sempre di più il naturale desiderio di una effettiva separazione delle terre del Sud dalla Repubblica. Molti dei possibili detrattori, si inventerebbero una specie di “apologia anticostituzionale”. La Scozia, piccola nazione, poco più grande della regione Puglia sta attualmente combattendo per la sua indipendenza e totale autonomia dal resto del Regno Unito, ovviamente con opposizione arrivata con sorpresa proprio dalla sua stessa Capitale, piuttosto timorosa di perdere i suoi vantaggi ed egemonia economica fortemente dipendenti da altre connivenze Nazionali. Non teme eventuali ritorsioni o ricatti a causa di tutte queste sue ricerche e dati pubblicati?
L.P. Come sapete, c’è un famoso apologo che dice: prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono, poi vinci. E’ di Gandhi, uno che se ne intendeva. Avviene qualcosa del genere anche per chi rivela la storia dell’unità d’Italia dalla parte dei vinti. O per chi fa capire che il Sud continua a essere trattato come il figliastro del Paese. Ma Gandhi vinse, e noi non possiamo deluderlo. Poi il dibattito fra i Movimenti meridionali (peraltro molto divisi) è aperto. Ma non è necessario parlare solo di separazione. Ci sono forme federali di autonomia, ma non come quella della Lega Nord che si traduceva nello slogan “ciascuno si tiene il suo” (mentre abbiamo visto che si tengono anche ciò che è del Sud). Ci sono le macroregioni. Onestamente bisogna però ammettere che è un dibattito molto evanescente. E dal quale sono assenti soprattutto i giovani che ne sarebbero i più interessati. Ripeto: non è facile.
9) Sappiamo di avere di fronte un giornalista di grande esperienza e, dallo stile narrativo del suo ultimo lavoro, ironia e sagacia la fanno da padrona. Proprio per questo vogliamo provocarla e sfidare la sua onestà professionale. Parliamo della Puglia, dal momento in cui ci troviamo di fronte ad un pugliese Doc. Lecce, Bari, Taranto, Brindisi e Foggia. Cinque città di una stessa regione con identità molto differenti, in nette contrapposizioni e antagonismi spesso fuorvianti. Foggia addirittura vorrebbe l’appartenenza alla Campania, perché dimenticata proprio dai vostri amministratori regionali. Taranto, ad esempio, città magno-greca con una fortissima vocazione culturale e storia, anzi, storie, ultramillenarie che, potenzialmente potrebbe superare nel futuro, il flusso turistico di Pompei, se opportunamente amministrata e rilanciata. Peccato, però, che proprio Bari e Lecce, città che vivono non poco sull’indotto universitario, sembrano essere le prime ad ostacolare una certa autonomia e sviluppo universitario di una città di grande estensione come Taranto. Un capoluogo che in ogni caso, possiede bellezze e testimonianze storiche e architettoniche ancora poco conosciute. Dell’ILVA però, si parla un po’ troppo spesso. Se in altre regioni del Sud Italia, ci trovassimo in città che competono tra loro negativamente, come è possibile sperare in quella compatta coscienza politica e sociale, a vantaggio di una piena condivisione di azioni comuni, di fronte a tali discrepanze? E’ possibile che la volontà di tenere sotto scacco il Sud Italia, provenga anche dal Sud Italia stesso, in una molto più perversa joint venture con il Nord?
L.P. Si parla di Puglie e non di Puglia proprio per questo. Ma io non gli darei troppa importanza. Firenze e Pisa si sono odiate per secoli. E così altrove. Ma bisogna dire che proprio la Puglia è unanimemente percepita come un Sud diverso, un Sud più avanti. Anche per tutte le sue città, non per una più e una meno. Quanto a Taranto, lasciatemi dire che è la più bella città di Puglia nonostante Lecce. Ma il problema dell’Ilva è dominante. Certo la divisione non conviene soprattutto al Sud. Ma questo è tutto un Paese unito male e cresciuto peggio. Ciò che è, come tutti sappiamo, la sua principale debolezza. In questo momento, in particolare, manca una visione comune di futuro, un progetto che unifichi, un’idea di domani, una voglia condivisa di stare insieme. Anche per questo tanti giovani vanno via, e non solo dal Sud.
10) Vorremmo giocare un po’ con lei. Associazione di parole. Se diciamo: Trivelle, Emergenza Profughi, Petrolio, Ambiente, Nord-Sud, Referendum, Sviluppo, Rispetto. Quali altri pensieri o parole, il più possibile brevi, le verrebbe spontaneamente di associare?
L.P. Sempre Nord-Sud: di fronte a questo, gli altri problemi sono secondari.
11) “Un giorno, fra qualche anno, in una strada qualsiasi della Calabria, Denise, la figlia di un boss, e Federica, figlia di una sindaca, potrebbero incontrarsi, parlarsi e perfino capirsi. Quel giorno la ’ndrangheta sarà finita” (Carmela Lanzetta, ex sindaca di Monasterace, Calabria). E’ tra gli aforismi presenti nel suo libro che fanno riflettere. Se quel giorno dovesse davvero giungere, potrebbe anche accadere che Denise e Federica si mobilitino insieme per affrontare anche una certa “Mafia Capitale”?
L.P. Ma certo. Le mafie sono nate storicamente al Sud, ma ora fanno affari al Nord, capitale compresa. E poi le mafie sono universali (e la ‘ndrangheta è la maggiore al mondo). Il Sud le ha subite per la mancata presenza dello Stato. E non è stato certamente il Sud a creare l’Italia unita con un accordo che ha istituzionalizzato le mafie: come avvenuto con Garibaldi prima in Sicilia poi a Napoli. Dopo di che le mafie sono sempre state presenti nella vita nazionale, a volte combattute a volte usate a volte lasciate stare. Anche la seconda fondazione d’Italia (la liberazione dopo l’armistizio) è avvenuta con un accordo con la mafia in Sicilia in occasione dello sbarco anglo-americano. Dopo tutto questo (e altro), pensate quanto le mafie si possano addebitare al Sud.
12) Tutta questa mala reputazione del Sud Italia, proviene anche da una certa informazione distratta e più di qualche maligno di turno, la descriverebbe come informazione pilotata. Quanta responsabilità in una scala-valore da 1 a 10 darebbe anche a moltissimi dei suoi colleghi che persistono nel diffondere una certa disinformazione, rimarcando colpe e responsabilità diffamanti, a quanto pare, a danno di terre che con ogni mezzo stanno invece faticosamente lanciando nuove idee e modelli, mostrando capacità altamente referenziate e impiegando risorse innovative offrendo un’altra realtà di Sud?
L.P. La grande informazione del Nord è parte dei poteri forti del Nord, quindi contro il Sud persegue un obiettivo a suo modo coerente. Meno comprensibili né giustificabili i colleghi del Sud, evidentemente tanto disinformati da non poter correttamente informare i loro lettori. Ma informare correttamente significa fare un servizio non solo alla verità ma allo sviluppo. Certi colleghi meridionali non capiscono che non raccontando correttamente il Sud tolgono lavoro ai loro stessi figli.
13) Cosa si aspetta Patruno, giornalista del Sud da tutti coloro che leggeranno “Il Meglio Sud”? Per chi, sinceramente, ha deciso di scriverlo?
L.P. Soprattutto per i giovani meridionali perché capiscano che “yes, we can”: che tutti loro e tutti noi possiamo riuscire al Sud nonostante tutto. Sì, possiamo farlo qui. L’esempio di tanti altri giovani lo dimostra. E perché si capisca che solo con un “noi” meridionale il Sud va avanti. Ma il libro è rivolto anche al resto d’Italia perché, se non lo sapesse, si rendesse conto di quanto la disattenzione verso il Sud e i danni che al Sud si fanno danneggiano tutta l’Italia, le impediscono di crescere quanto potrebbe. Certo per molti è una bella sorpresa capire che se cresce il Sud non decresce il Nord, anzi che il Nord cresce solo se cresce il Sud come avvenuto in alcuni momenti del recente dopoguerra. Ma l’Italia è Italia proprio perché non lo capisce. Dateci un Sud e risolleveremo l’Italia.
14) La Community di Tablet vorrebbe salutarla con una domanda piuttosto difficile. Italia troppo frammentata e non proprio unita, Unione Europea non è di meno (specialmente adesso), la Grecia che esce di prepotenza dall’UE, il possibile imminente divorzio tra Scozia e United Kingdom, lo spauracchio Brexit di Mr. Cameron. Da che parte sceglierebbe di stare se davvero questa volta il Sud Italia decidesse, fino ad ottenere, l’indipendenza definitiva dal centro Nord? Alla fine, non stiamo parlando di una porzione di territorio esattamente piccolo. Quindi, con chi sceglierebbe di schierarsi, sinceramente e perché, soprattutto?
L.P. I separatismi sono ridicoli in un mondo globalizzato di grandi numeri. E l’Europa dovrebbe capire di essere tutta periferia di fronte al nuovo ombelico del mondo: l’estremo Est della Cina, della Corea del Sud, dell’India. I declini epocali cominciano così. E noi stiamo a fare la guerra fra Rocca di Sopra e Rocca di Sotto. Poca roba.
