EXPO 2015 - La pietra della discordia
Osservazioni oggettive su un evento mondiale
Nelle nostre vite capita spesso di trovarci in disaccordo con qualcosa o qualcuno. Ci scontriamo su diversi fronti e opinioni. In alcuni casi, ci interroghiamo persino sulla nostra stessa visione domandandoci se risulta essere quella giusta o meno.
Ma per un matematico, nell’era delle condivisioni di idee planetarie, questa domanda non può né deve avere alcun senso.
La domanda è dunque “mal posta” nel suo stesso essere, in quanto non potrebbe esistere una visione giusta ed una sbagliata, ma una interpretazione della propria realtà che si scontra con quella di altri.
Questa definizione assolutamente personale, non ha nulla di oggettivo e nasce da una propria esperienza di vita, di studio, di approfondimento, in una parola: anima.
Per questo, se la propria visione di un evento o di un problema sia giusta o sbagliata, la domanda risulta completamente errata, in quanto nessuno può arrogarsi il diritto di valutare l’anima dell’altro.
Allora quale sarà la domanda corretta? In effetti la domanda ben posta, sussiste e diventa importante cercare di conoscerla, proprio per annullare inutili tensioni e discussioni portando un confronto all’unico termine per cui è costruttivo, e cioè, trovare un motivo di miglioramento condiviso che possa dare soddisfazione a tutti i contendenti.
Una domanda ben posta deve considerare un confine, un limite invalicabile ed esplicito in cui il confronto dialettico deve tenersi per diventare miglioramento continuo tra coloro che iniziano una discussione. Il confine diventa una linea di condotta che costringe a confrontarsi in un campo specifico, allo scopo di limitare i problemi e che, proprio per questo, presenta meno dispersione nell’individuazione delle condizioni al contorno. Tali condizioni, diventano il secondo paradigma, essenziale affinché un disaccordo su un tema possa tramutarsi in un sistema di miglioramento per i contendenti, laddove non sussiste un vincitore né un vinto ma, solo due elementi complementari che pongono sul campo, in un preciso confine e con un adeguato e limitato elenco di condizioni al contorno, le proprie visioni.
E così che nasce la domanda corretta all’interno di una discussione, una domanda che dovrà tener conto di questi fattori e che abbia come obiettivo la crescita costruttiva di coloro che sono in disaccordo, in un’ottica sistemica e non olistica che consideri un “tutto correlato” e non del solo un “tutto”.
Per cui, la domanda sarà: quale delle visioni che creano la discussione in un determinato campo e con delle condizioni al contorno ben definite, sortisce il maggior numero di risultati positivi per i contendenti? Qualora si ragionasse, durante una discussione in questi termini, allora si avrebbe un miglioramento continuo dove la logica, correlata alla “pancia”, diventa elemento di deduzione sistemica e miglioramento continuo.
Questa osservazione nasce dalla lettura di diverse opinioni contrastanti sul tema dell’EXPO 2015 e sulla sua reale validità per il Sistema Italia.
Da una parte gli esaltatori dell’evento, protesi all’enfatizzazione dello stesso e della sua mondialità che, nella loro discussione, pare non tengano conto degli sprechi, della mala gestione degli appalti, della complessità di gestione dell’ondata di ritorno che ha generato e genererà, un evento di questa portata. Dall’altra parte i detrattori votati alla critica negativa continua, all’amplificazione delle interpretazioni spettacolaristiche sul problema delle risorse del nostro pianeta o all’esaltazione della commercializzazione e dei costi dell’evento.
Chi dei due gruppi avrà ragione? In effetti, se analizzassimo in un sistema olistico del “tutto”, entrambe le due visioni sono assolutamente condivisibili e ci troveremmo in un “en passe” dialettico che evita il pragmatismo ed esalta il tempo dedicato alla discussione sui problemi, ma non sulle soluzioni. Questo è totalmente improduttivo e, soprattutto, non porterà ad alcun miglioramento.
Quindi, spostiamo il tutto ad un livello superiore, per riproporre un evento di questa portata ad entrambi i gruppi e trovare una visione “intersecante” che possa offrire un miglioramento reciproco.
L’EXPO è un evento mondiale e quindi, per sua stessa definizione, accentra l’attenzione sul mondo e su quanto alcune zone producono ed hanno di buono. Questo pone, all’attenzione dell’opinione pubblica, una finestra globale che descrive i punti di forza e non quelli di debolezza delle società di tutto il mondo, proponendo quindi, una filosofia proattiva e non lamentosa. Questo porta conoscenza, porta cultura e quindi, pone miglioramento ad entrambi i gruppi.
Partiamo dunque, dal confine di guardare l’EXPO 2015 come un agglomerato di stimoli positivi.
E quindi (ri)partiamo per un viaggio attraverso questo evento.
Parliamo ora delle condizioni al contorno.
In questo grande momento di crisi socio economica del nostro Paese, la domanda che esalta i detrattori è: “Perché spendere tanto per un evento che non sarà permanente?”.
L’altro gruppo risponde: “Perché non sentirsi partecipi di un evento che accentra l’attenzione mondiale sul nostro Paese?"
Come abbiamo detto, entrambe le domande sono condivisibili e vere, ma come esprime un famoso teorema della logica matematica: “nessuna assioma può essere contemporaneamente vera e dimostrabile”.
Quindi è necessario cambiare sistema, vedere tutto sotto un’altra ottica che si raggiunge considerando assiomi ad hoc. In questo nuovo sistema, che vogliamo esaminare, si può affermare che all’EXPO sussiste la dimostrazione del “buono” che c’è nelle nazioni, non essendo però contemplata l’evidenza di ciò che vi è di negativo in essere. Ogni cosa di negativo presente nelle singole nazioni è alienato e considerato esterno alla cultura che anima l’organizzazione stessa.
Quindi, confinando la propria osservazione al buono non ha senso criticare un evento perché non evidenzia il “cattivo”, poiché, semplicemente, non è compreso nel confine.
Ammettendo questo, si abbatte una forte parte di critica all’evento, da osservare così, dalla prospettiva del “buono” mentre quella del “cattivo” andrà discussa in altra sede, giustamente confinata.
Allo stesso tempo, considerando la visione per la quale stiamo parlando di “stands rappresentanti nazioni” e non delle Nazioni di per se, si annulla ogni diatriba tra i contendenti pertinenti elementi di contrasto sulle politiche e attività poste in essere dalle Nazioni stesse, in quanto esse sono aliene dagli stands che, per loro stessa natura, sono elementi che descrivono il “buono”, come detto pocanzi e che esaltano quanto viene prodotto per un miglioramento comune; quindi sono inutili le discussioni sulle politiche o processi di globalizzazioni in quanto l’evento non è, semplicemente, pertinente questo. Tanto meno è inutile boicottare uno stand per le “atrocità” perpetrate dalla Nazione che descrive e racconta, facendo vedere quanto di buono ha, anche, in essa.
Quindi in maniera semplice abbiamo limitato l’osservazione all’evento di per se ed alla sua concretezza e possiamo, quindi, analizzare cosa porta di buono ai contendenti che discutono di questo.
L’Expo è stata occasione di testing per la programmazione e sviluppo di uno dei maggiori hub di crescita del nostro Paese, rappresentata dalla città-metropoli di Milano; una costruttiva valutazione dell’evento, rappresenta un contributo alla costruzione di un modello che fa bene al nostro Paese che deve e dovrà essere rimodulato in altre aree per portare altri risultati.
La manifestazione mondiale ha portato i Paesi esteri sul territorio nazionale, facendo conoscere a milioni di persone usi e costumi “buoni” di Paesi oltremodo completamente ignorati.
L’Italia è agli ultimi posti per la conoscenza della matematica, ma questo è ormai un assunto, ma poco si sa della posizione dell’Italia sul piano di conoscenza della geografia. In effetti la nostra Nazione è al penultimo posto per questa competenza, quindi, quale migliore occasione se non questa per contribuire alla diffusione di una conoscenza specifica di questa materia?
La manifestazione ha coinvolto migliaia di giovani che si sono sperimentati in lavori, certamente duri, ma sicuramente unici. Entrare in un padiglione e vedere uno dei tanti animatori italiani, molti di seconda generazione, figli di immigrati ormai stabilmente residenti nel nostro territorio, parlare 3 lingue, cambiare registro linguistico immediatamente e con una naturalezza ed un sorriso da dare i brividi, è una delle cose che deve dare orgoglio a tutti noi. Per diversi motivi.
Se non c’è lavoro, questa ne è stata occasione di sviluppo, se abbiamo poca conoscenza delle lingue, questo evento ha portato le lingue da noi facendoci riflettere sulla nostra ignoranza, se tendiamo a opinioni razziste, l’Expo ha messo davanti agli occhi di tutti, giovani italiani di seconda generazione che sanno parlare 3 – 4 lingue, si esprimono in dialetto milanese tra loro, ma dialogano con sceicchi e stranieri con una naturalezza da far paura.
Questa generazione, legata ai tantissimi giovani che stanno operando come volontari, per loro libera scelta, è il nostro “prodotto buono” che l’Expo sta esaltando, se gli occhi di chi osserva guardano attentamente.
Poi c’è il bello. L’Italia è il Paese del “bello”. Lo puoi vedere in ogni posto, in ogni palazzo, reggia o chiesa, e nei padiglioni la ricerca del bello architettonico è esaltata proprio perché siamo in Italia. Chi non pensa al palazzo dell’EUR vedendo lo sviluppo dello stand Cileno, o chi non associa le descrizioni dei “riti della pesca” dell’Angola con le nostre tonnare di Mazzara.
Ogni stand può essere uno stimolo a capire quanto la nostra Nazione è importante, ricca e florida, ben oltre le lamentose discussioni, o le “criminali” ruberie.
La nostra Nazione è tutto quanto quello che vediamo in quei padiglioni e di più.
Per ultimo l’EXPO ha dato modo di sperimentare modelli di comunicazione efficace e tematici, altamente tecnologizzati, a basso impatto ambientale. Esperti in Multimedia Communication hanno dato il massimo per descrivere il “buono” dei Paesi ospiti. Si possono vedere tecnologie avanzate mixate alla cultura tutta italiana della narrazione che non può che dare stimolo a noi stessi, che abbiamo tanto da dire, che si possono trovare modi e tecnologie per far diventare l’intera Italia un Expo.
Ecco, guardando così l’evento non sussistono più diatribe? Assolutamente no! Sussiste solo una visione terza che cerca di esaltare quanto di costruttivo è presente in una discussione per entrambi i contendenti e quanto si possa ancora ricavare per migliorare. È solo una visione mediale che non mette certamente d’accordo ma che può far confluire energie sprecate in discussioni correlate ad azioni costruttive e migliorative per tutti.
