E Allora MamBo
di Guglielmo Greco Piccolo & Damian Killeen – Pics ©ourtesy Tablet2.0 & G.G.P.
Conversazione con l’artista Michael Pinsky
Michael Pinsky é al momento uno tra gli artisti concettuali più versatili e interessanti dell’area britannica, già da tempo operante a livello internazionale.
Ogni suo lavoro, perfettamente studiato come un progetto di architettura complessa e trattato come un vero e proprio fenomeno ad alto impatto sociale, rappresenta un’occasione sempre più costante per il coinvolgimento attivo del pubblico, tanto da portare “Survey”, uno dei suoi progetti più coinvolgenti e aggreganti in Cina, nuova frontiera per molti artisti contemporanei internazionali.
Storia e storie, ambienti esterni ed interni, luci, ombre, fotoni, strumenti tecnologici, fotografia, proiezioni, suoni, video, nuovi materiali e persone, costituiscono il mix principale di ogni lavoro dell’artista, accolto dalle più prestigiose fondazioni e gallerie d’arte e premiato dalle maggiori istituzioni e organizzazioni per la promozione e la diffusione delle arti visive contemporanee.
Arte comunque per gente dovunque, sembra quindi essere diventato uno dei motori principali che ispirano ogni concept creativo targato Pinsky; un anello emanante un alone azzurro attorno un monumento in Piccadilly Circus, può diventare relativo quanto mai, perché rappresenta unicamente uno dei medium per esprimere un messaggio ben preciso, altrimenti invisibile se proposto con mezzi molto più tradizionali e sorpassati.
Una piscina comunale in un sito vittoriano storico, con proiezioni just in time sullo specchio d’acqua riflettente, apparirebbe né più né meno che un espediente tecnologico, se non vi fosse la partecipazione diretta di un pubblico natante a rinforzare un concept denso di significati. Infatti, le opere interattive di Michael Pinsky, conquistano per immediatezza e freschezza del messaggio concettuale, per il fascino dell’artificio tecnologico che la profondità e l’intensità dei suoi progetti riescono facilmente ad esprimere.
C’è bellezza dovunque, c’è intensità comunque, c’è coscienza e consapevolezza in ognuno di noi, gente comune, sparpagliati tra visioni e storie quotidiane; basta soltanto riuscire a captarne i segnali al momento opportuno e a decifrarne l’essenza.
Attraverso la sua stupefacente e personale cifra espressiva, Michael Pinsky ha imparato a imbastire storia, linguaggi espressivi, spazi e storie, in un tutto unico e meraviglioso, sotto forma di photoframes quotidiani che raccontano le numerose micro-società di oggi, in articolati e caleidoscopici storyboard, assolutamente inediti e ancora da esplorare, complici la luce, gli ambienti e le energie creative e invisibili di molti esseri umani.
A tal proposito, però, in un momento in cui in diversi paesi Europei c’è un ritorno di interesse alla pittura e la fotografia, in cui è sempre più semplice riconoscere il ruolo dell’artista, cos’è esattamente che fa di Michael Pinsky, un artista diverso da tantissimi altri?
Ma poi, perché definirlo tale? Cos’ha davvero dell’artista Michael Pinsky che tantissimi altri non hanno? In ogni caso, questa è appena diventata un’altra storia che sarà raccontata proprio da Michael Pinsky.
1) Grazie Michael per questa tua partecipazione. Allora: un po’ artista e un pò no. Ma chi è oggi, l’artista, in che modo la sua figura è attualmente identificata, al di là degli abusi di attribuzione del termine, non sempre proprio esattamente pertinenti. Michael Pinsky: Artista o forse un visionario storyteller?
M. P. Il termine artista è spesso piuttosto allungato, come lo è la definizione di arte, ma penso di poter tranquillamente definire me stesso come un artista. Ci sono certamente altri aspetti nella mia pratica, che in alcuni casi si sovrappone con altre discipline, tra cui: architettura, urbanistica, politica e cartografia.
2) Come ben immagini, un tempo artisti si nasceva e possibilmente si veniva scoperti in quanto tali; oggi, la macchina dell’Industria Creativa, talvolta compromessa da un sistema economico sempre più stritolante e corruttivo, crea letteralmente artisti, sempre più sponsorizzati da chi oggi stabilisce chi sia un artista e chi no. A prescindere dalle effettive capacità tecniche ed espressive. Chi ha davvero creato Michael Pinsky e chi ha deciso esserne diventato l’artista che moltissimi altri rivendicano?
M.P. Per fortuna, ho vissuto attraverso un tempo in cui in Gran Bretagna l'istruzione era vista come diritto umano fondamentale, non una merce a carissimo prezzo, così sono stato in grado di decidere liberamente di seguire il mio interesse per le arti senza considerare le conseguenze finanziarie.
3) Più che un artista di tipo classico nella sua definizione, più di qualcuno ti definirebbe come uno storyboarder visivo, regista di progetti molto legati ad una diversa concezione di public art e riproducibili dovunque. Cosa diresti in proposito?
M.P. Le attuali relazioni nell’arte in generale, e in particolare l'arte in ambito pubblico, si spingono ben oltre l'oggetto da considerare quale interazione del progetto artistico, sia con l'ambiente fisico e sociale coinvolto nel processo/lavoro. Detto questo, non è una novità, per la Land Art e Fluxus negli anni '60 e Dada ancor prima. E’ proprio per questo che tale approccio sta diventando sempre più meno avanguardista.
4) Mezzi tecnologici e nuovi materiali per reinventare storie già dette o gli stessi per attivare nuove metodologie espressive e concettuali?
M.P. Io uso tutte le risorse a mia disposizione, sia che si tratti di materiali tradizionali o di tecnologie attuali. Riterrei strano escludere strumenti o materiali dal pallet di possibilità, dopo tutto, i pittori nel corso dei secoli sono stati sempre puntuali alla ricerca delle ultime miscele di ingredienti per mescolare nuovi colori.
5) Possiamo chiederti quale sia stato il tuo miglior progetto e quale il tuo peggior progetto? E, in entrambi i casi, perché?
M.P. Non riuscirei a tirar fuori un singolo miglior progetto. I progetti hanno una varietà di intenzioni, il lavoro in diversi periodi di tempo e hanno enormi differenze di budget. I miei progetti peggiori sono quelli che non si verificano. Direi che almeno la metà dei miei progetti non accade per un motivo o un altro. Ogni progetto completato è come un piccolo miracolo.
6) Il Pubblico come parte integrante della tua performance o come elemento accidentale di intrattenimento collettivo, quale normale conseguenza di ogni tuo progetto creativo?
M.P. Il pubblico è certamente integrante, e considero la relazione tra l'opera d'arte e il pubblico/partecipanti fin dalla concezione iniziale del progetto.
7) A cosa stai lavorando adesso?
M.P. Sto lavorando su progetti a Cambridge e Hull nel Regno Unito, Belval in Lussemburgo, Fez in Marocco e Boston negli Stati Uniti. Sto anche esponendo una nuova edizione del mio lavoro “Viral Planting”, che è stato commissionato per ART 15, a maggio.
8) Diversi artisti non hanno mai ricevuto supporti o finanziamenti pubblici, pur avendo le carte in regola, rispettando tutte le linee guida dei form richiesti per ogni possibile contributo; ln maggior parte delle risposte, quando è stata concessa da chi gestisce i diversi uffici è stata più o meno la stessa: “Siamo spiacenti di comunicare di non riuscire a riconoscere nel vostro progetto alcun interesse di impatto turistico o reale beneficio per il pubblico e accrescimento per il patrimonio culturale locale”. Cosa ti sentiresti di chiedere a diversi di questi manager, a quanto sembra, non proprio tutti perfettamente addestrati nel riconoscere, per esperienza e competenza, “…quando c’è arte, piuttosto che dove c’é arte”, citando una frase del grande David Cooper?
M.P. Devo dire che sono sempre stato relativamente ben finanziato da molte di queste organizzazioni, quindi non posso commentare su questo. Se si considera veramente i criteri del finanziatore si ha una buona possibilità di essere finanziati.
Gruppo collettivo Internazionale di cultural reviewers, cultural operators, visual art events informers impegnati su diversi fronti delle arti Visive Contemporanee, tra diversi Paesi in Europa.
In questo numero di Tablet2.0, contributors per l’artista di fama internazionale Michael Pinsky.
An international cultural collective group of reviewers, cultural operators and visual art events informers engaged on several fronts of contemporary visual arts, among different countries in Europe.
In this issue of Tablet 2.0, contributors re: the internationally renowned artist Michael Pinsky.
di Guglielmo Greco Piccolo & Damian Killeen – Pics ©ourtesy Tablet2.0 & G.G.P.
di Damian Killeen – pics ©ourtesy of Tablet2.0 + G.G.P
by TheArtNews Big Team - Pictures ©ourtesy Michael Johansson & Tablet2.0
