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Art & New Cultural Journeys

Frenologia di Una Veritas - Alberto Zanchetta Sullo Stato dell’Arte di Oggi

Tra grandi confusioni, falsi miti, misfatti d’arte - conversazione con il direttore del Museo di Lissone

Alberto Zanchetta, art curator e dal 2012, direttore del MAC di Lissone, rappresenta quella che potrebbe essere considerata la generazione un po’ più indipendente tra i professionisti coinvolti nella curatela di eventi di qualità.

Autore e saggista, professore universitario presso l’Accademia di Urbino e la Laba di Brescia; curatore di diversi eventi internazionali, Alberto Zanchetta ha pubblicato con Johan & Levi “Frenologia della Vanitas” e  “Humpty Dumpty Encomion” per Vanilla Edizioni.

Di lui si parla come di un professionista che raccoglie le sfide, non solo concettuali, in un momento in cui altri suoi illustri colleghi, in Italia e all’Estero, hanno inaspettatamente lasciato incarichi simili in altre istituzioni di prestigio. Eppure il mondo dell’arte contemporanea internazionale vive un momento di particolare tensione in cui, in diverse istituzioni italiane, alcuni dirigenti entrano senza nemmeno affrontare la sfida di un bando pubblico, nuovi e vecchi curatori, oggi elevati a nuovi messia culturali che consacrano artisti sfidanti l’un l’altro a colpi molto spesso sleali e, tutto questo, con evidenti sprechi di budget che non trovano alcuna giustificazione.

Malgrado ciò, c’è ancora qualcuno che crede ci sia ancora posto per una certa integrità nella promozione per un'effettiva utilità collettiva, di un certo patrimonio storico e d’avanguardia, in un unico denominatore: rispetto delle regole. Ma quali sono le regole per non cedere il passo allo strapotere di chi, oggi soprattutto, politicamente e strategicamente, sta mettendo ulteriormente in ginocchio un intero sistema di management culturale? Lo abbiamo chiesto proprio a chi, a Lissone, in Italia, cerca in qualche modo di fare la differenza.

 

1) Intanto prof. Zanchetta, grazie per aver preso parte a questo dossier. Partendo proprio dal basso: Chi è oggi l’artista o, almeno, chi merita davvero di essere considerato tale?

A.Z. L’artista è colui di fronte al quale non possiamo restare indifferenti o indenni.  

2) In qualità di docente universitario, di sicuro si sarà anche lei imbattuto sentendo assegnare un’accezione non proprio pertinente del termine artista, indicando magari tutti coloro che non mostrano esattamente, per percorso e iter concettuale, determinate caratteristiche che il termine, almeno da dizionario, richiede. Perché allora definirli tali? Chi ne stabilisce l’identità e sotto quali criteri? Non si rischia di creare un’ulteriore disinformazione culturale?

A.Z. Negli ultimi anni stiamo assistendo a una confusione dei ruoli e delle terminologie. Il sistema dell’arte sta cambiando in modo repentino, e con esso le figure che vi gravitano all’interno. In breve, rischiamo di perdere quella specializzazione che si era affermata con l’avvento dell’industrializzazione. Nel corso del Novecento si sosteneva che il pubblico decretasse gli artisti, poi è stata la volta delle gallerie, quindi dei critici e dei direttori dei musei, adesso pare sia il turno delle fiere e delle aste internazionali. I fattori in gioco sono tanti, e ciascuno concorre a determinare la figura e l’importanza di un artista. Per quanto aleatorie siano le opinioni e i parametri di giudizio, un artista lo si riconosce abbastanza facilmente se si è smaliziati o se si possiede un minimo di esperienza nel settore.

3) Diversi artisti, pur possedendo esperienze e capacità tecnico-espressive, condivise da importanti esposizioni, esposti in Musei e istituzioni prestigiose internazionali, sono stati esclusi da eventi in altri Paesi, senza neppure aver ricevuto, al momento di una legittima richiesta, opportuni chiarimenti in merito o adeguate giustificazioni tecniche. La reazione. indicando una certa linea nepotista e di parte, è scattata quasi immediatamente, specialmente nell’attimo in cui, altri artisti ammessi alle stesse selezioni non raggiungevano neppure la metà dello spessore curriculare degli esclusi. L’errore di selezione, specialmente in una posizione come la sua, è sempre alle porte. Sarebbe in grado di riconoscere eventuali difetti di valutazione in una o più selezioni dei migliori artisti, partecipanti in uno o più eventi? Se sì, cosa risponderebbe agli artisti esclusi: “erano dei pessimi artisti”? 

A.Z. Nella Bibbia è scritto di «non giudicare per non essere giudicati. Perché secondo il giudizio col quale giudicate, sarete giudicati; e colla misura colla quale misurate, sarà rimisurato a voi». Questo vale per le persone, ma per le opere di quelle persone? Si giudica per quello che si vede e per quello che si conosce, esprimendo un’opinione, giammai un verdetto. In altre parole: non si giudicano le opere, si è chiamati a farlo! I criteri di valutazione sono molti e possono variare a seconda degli individui o delle commissioni; personalmente ho sempre cercato di adottare un criterio logico e sistematico (ad esempio potrebbe essere tematico, disciplinare oppure anagrafico) che mi permettesse di essere oggettivo e motivare le esclusioni, così come le partecipazioni. Tuttavia, non esistono metodi inappellabili, anche perché la storia – quella dell’Arte, ma non solo – è costellata di “eterni errori”. Ogni artista ha però il diritto di ricevere adeguate spiegazioni, il più concrete e oneste possibili; qualora ciò non dovesse accadere mi sentirei di invitarli a far ricorso, per “giusta causa” o per “vizio di forma”.    

4) Alberto Zanchetta: molti ne parlano come l’uomo nuovo, pronto a raccogliere diverse sfide, specialmente adesso, a capo di un’istituzione di prestigio a gestione comunale come il Mac di Lissone. Cosa fa di Alberto Zanchetta, il direttore-curatore che può ancora far sperare? Sente il peso di tali responsabilità?

A.Z. Si spera e si dispera in questi anni di recessione, perché la crisi non è solo economica ma anche culturale. La critica e la curatela, proprio come le opere d’arte, dovrebbero corrispondere a un atto morale oltre che a un impegno deontologico, ragion per cui la responsabilità che ne deriva è sempre tanta, ma non per tutti (c’è ancora troppo opportunismo e menefreghismo nel nostro ambiente).

5) Alcuni suoi illustri colleghi, in Italia, ma anche all’Estero, malgrado in seguito a conclamati successi espositivi, realizzati per conto di istituzioni come la sua, hanno improvvisamente lasciato i rispettivi spazi museali denunciando il grande gap tra una certa “ragioneria gestionale” e l’effettiva urgenza culturale a vantaggio di sostenibilità e fruibilità molto più allargate degli spazi museali in questione: “…Musei intesi come spazi da vivere e non soltanto da vedere”, come anche lei affermava in un’intervista. Cosa esattamente non sta veramente funzionando all’interno di gestioni pubbliche così tanto importanti?

A.Z. Stiamo subendo una grande mercificazione culturale. Non importa la qualità, ma la quantità: di pubblico, di introiti, di recensioni, di gradimento, eccetera. Ovviamente sono aspettative politico-gestionali che non rispecchiano i veri obiettivi di un museo, men che meno tengono conto delle risorse, del contesto o delle effettive possibilità con cui si è costretti a lavorare. È più facile speculare che produrre cultura. Anziché preoccuparsi dei contenuti da esporre ci si limita a promuovere un evento in grande scala. Ora più come mai, esiste un estenuante braccio di ferro tra la direzione artistica e quella amministrativa-imprenditoriale, ma rassegnare le dimissioni significa cedere alle pressioni, mentre è necessario salvaguardare la vocazione originale degli enti museali.

6) Qual è un possibile progetto impossibile che Alberto Zanchetta vorrebbe realizzare proprio per il Mac di Lissone?

A.Z. Tra i progetti im/possibili che avevo vagheggiato in questi anni, mi sentirei di citarne uno della durata di un anno. A cadenze regolari, gli artisti dovrebbero essere invitati a esporre le loro opere nel museo fino a quando tutte le sale non verranno completamente saturate. In questo modo il museo si riempirà progressivamente, quasi fosse un deposito più che uno spazio espositivo: la mostra sarebbe quindi una sorta di cantiere in continua evoluzione, che da ultimo potrebbe  escludere lo spettatore – impossibilitato a muoversi nell’ambiente – per dar modo alle opere di [ri]prendere possesso dei propri spazi vitali; spazi che diventeranno “incontaminati”, non perché vuoti e neutri ma perché esproprieranno i visitatori (che sono elementi transitori) per lasciar posto soltanto all’arte (che invece è una presenza duratura, che aspira ad essere eterna).

7) Artista o curatore? Dal punto di vista di un esperto, quale potrebbe essere la posizione più scomoda? E perché?

A.Z. Ci si ama e ci si odia. I rapporti tra artisti e curatori possono essere conflittuali o idilliaci, ma è questa strana, ineffabile alchimia che rende tutto più stimolante. Ritengo sia preferibile trovarsi in una posizione scomoda anziché riposare sugli allori, quando si è pungolati si è decisamente più produttivi e creativi. Il ruolo dell’artista non è né meglio né peggio di quello del curatore, più semplicemente si tratta di competenze diverse, quindi imparagonabili, benché complementari.

8) Oggi, se è vero che gli artisti non si coltivano più ma si fabbricano, ad opera di chi ne decide una possibile carriera professionale, conviene davvero studiare discipline artistiche? Sarebbe tempo sprecato, non trova?

A.Z. …non se si considera l’Accademia, o altri istituti affini, come una “educazione sentimentale” (anziché professionale) all’arte…

9) In Italia, in special modo, nazione possidente oltre il 68% del patrimonio artistico internazionale, qualcuno a capo della Soprintendenza sostiene che sarebbe impossibile recuperare un patrimonio tanto esteso e oneroso da recuperare. In Italia, però, in tutti questi anni, non si è nemmeno provveduto a creare un indotto culturale inteso come industria, come è successo in diversi Paesi Europei, i quali sostengono che possedendo almeno il 15% di quanto presente in territorio Italiano, riuscirebbero a vivere solo con l’Industria Culturale. Quale potrebbe essere per lei, un possibile punto di partenza? 

A.Z. Potremmo iniziare a ridurre il nostro patrimonio al 15% e gestirlo sull’esempio dagli altri Paesi dell’Unione Europea! [l’intervistato sorride]

10) L'artista contemporaneo che le piace di più? Ma poi, per Alberto Zanchetta, cos'è davvero da considerare così "contemporaneo"?    

A.Z. Al primo quesito mi sottraggo, così come farebbe un libertino che per pudore non intende svelare i nomi delle proprie amanti, non foss’altro per evitare inutili gelosie. Alla seconda domanda rispondo con le parole di Marc Augé: «L’arte e, più precisamente, la creazione artistica e letteraria pongono il problema della contemporaneità. Da molti punti di vista sono testimoni del nostro rapporto con il tempo e in particolare del rapporto simultaneo con il passato e il futuro che, quando è condiviso, definisce una forma di contemporaneità».

 

 

Biografia di Alberto Zanchetta

Alberto Zanchetta, art curator, saggista e scrittore, docente presso L’Accademia di Urbino e Laba, Brescia e, dal 2012, direttore del MAC di Lissone.


Alberto Zanchetta, art curator, Author and essayist, lecturer at the Accademia di Urbino and Laba, Brescia and since 2012, director of MAC Lissone.

 

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